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GROSSMAN/ Di chi è la colpa? Ivan, Anna e il miracolo del pentimento

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Vasilij Grossman (Immagine d'archivio)  Vasilij Grossman (Immagine d'archivio)

Nel corso del processo che Grossman inscena nel settimo capitolo (e che non venne mai celebrato in nessun tribunale dell’Unione Sovietica) essi infatti sostengono: «Ricordate Tolstoj: non ci sono colpevoli a questo mondo! Nel nostro Stato invece esiste una nuova formula: tutti al mondo sono colpevoli, non vi è al mondo un solo innocente... Vi si confà, compagno procuratore, di accusarci? Solo i morti, quelli che non sono sopravvissuti, hanno diritto di giudicarci. Ma i morti non fanno domande, i morti tacciono». 

E il processo si conclude senza sentenze, con la mesta constatazione del Difensore: «Sì, sì, essi non sono colpevoli, li spingevano cupe, plumbee forze. Li opprimevano pesi di milioni di tonnellate, non ci sono innocenti tra i vivi... tutti colpevoli: tu, imputato, e tu, procuratore, e io, che penso all’imputato, al procuratore e al giudice. Ma perché proviamo tanto dolore, tanta vergogna per la nostra umana oscenità?».

Un solo personaggio, in Tutto scorre, riesce a guardare al passato riconoscendo le proprie colpe e pentendosene. È una donna, Anna Sergeevna, una povera cuoca magra e malata. Di lei – bellissima perché buona – si innamora Ivan Grigor’evič. 

A differenza del cugino Andrej Nikolaevič e del delatore Pinegin, Anna, un tempo presidente di un kolchoz, non teme di mettere a nudo di fronte a Ivan il proprio passato: «ero bella, e tuttavia ero cattiva. Avevo ventidue anni. Tu non mi avresti amata, allora, anche se ero bella. … Io ti guardo, non prendertela, come fossi Cristo. Ho sempre voglia di pentirmi dinnanzi a te dei miei peccati, come dinnanzi a Dio. Mio bene, mio amato, voglio raccontarti, voglio ricordare tutto ciò che è stato».

In gioventù Anna aveva seguito con convinzione la brutale politica condotta nelle campagne sovietiche, assistendo dapprima impassibile, quindi comprendendone l’orrore, alla dekulakizzazione e alla Grande carestia che sconvolse l’Ucraina nel 1932-33.

Così, al cuore di Tutto scorre, nel capitolo che costituisce uno dei vertici dell’arte di Grossman, la confessione notturna di Anna davanti a Ivan, dopo la loro prima notte d’amore, si intreccia con la ricostruzione di uno dei più tragici avvenimenti della storia russa, cui nessuno aveva dato voce prima di Grossman, né avrebbe dato a lungo in seguito. Egli ne affida il racconto, grandioso e tremendo, non a un narratore impartecipe, né a un giusto senza peccato, ma a una semplice donna a suo tempo complice, ora dolente testimone.



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