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PAPA FRANCESCO/ Lo storico: Bergoglio, un "rivoluzionario" nella continuità

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Per chi è credente, non si può non individuare nell’elezione di Bergoglio l’azione della mano di Dio. L’ultimo secolo ha avuto dei grandi Papi, mediamente, forse, più gradi dei loro predecessori. Ma nessuno si è mai arrischiato fino a prendere il nome di uno tra i santi più grandi della storia della Chiesa (per molti il più grande di tutti). Tra i più grandi perché fece del nucleo essenziale del contenuto della fede il suo programma di vita. Francesco fu un “rivoluzionario” e un innovatore: ma il suo primo atto consistette nel chiedere al Papa il riconoscimento della sua regola. Fu totalmente fedele al Pontefice e alla gerarchia. Nella scelta ambiziosa di Papa Francesco, oltretutto, si evidenzia una profonda umiltà.

 

Perché?

Tradizionalmente, i gesuiti non sono mai andati d’accordo con i francescani. Bergoglio ha preso il nome del fondatore di una comunità religiosa che, pur perseguendo il medesimo fine, ha sempre avuto uno stile antitetico. Non dimentichiamo, in ogni caso, che Francesco è il santo della pace. E che fu il santo che andò a parlare con il Sultano. Se il nome di un Papa è il suo programma, si muoverà sul fronte dell’unità dei cristiani e del dialogo con l’islam.

 

Ratzinger è ancora in vita, e il suo magistero è immenso. L’impressione è che Bergoglio abbia un carisma più spiccatamente pastorale. Come si concilieranno le due figure?

Sembra quasi che sia stata accolta un’aspirazione del Papa emerito: come è sempre accaduto nella storia, è stata preservata l’assoluta continuità, pur nell’apparante inconciliabilità dei carismi. Che, mai come oggi, vanno intesi, invece, come complementari.  

 

(Paolo Nessi)



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