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LETTURE/ Medardo Fraile e quella "generación" che amava il racconto breve

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Medardo Fraile (Immagine d'archivio)  Medardo Fraile (Immagine d'archivio)

La spiegazione di questo rigore si trova nel gruppo in cui si suole collocare a Fraile. I suoi coetanei sono Rafael Sánchez Ferlosio, Ignacio Aldecoa, Carmen Martín Gaite, Josefina Aldecoa e altri, chiamati dalla critica, che ama classificazioni e generazioni, “la generación del ’50”. 

Tutti loro si distinguono per una grande esigenza, sia nell’esercizio della letteratura che, con un più ampio respiro, nelle scelte estetiche. Curiosamente, un altro membro della stessa generazione coltivò con successo il genere del racconto. Ignacio Aldecoa scrisse schiette narrazioni di taglio neorealista, che risentono della sua inedita lettura dei narratori nordamericani del 900, attività insolita e quasi sovversiva sotto la cappa della censura franchista. Hemingway, Faulkner, Steinbeck, Dos Passos riecheggiano nella sua scrittura. La stessa affermazione vale per Medardo Fraile, con cui Aldecoa e compagni condividevano letture e scoperte. 

La sua indagine sulla narrativa breve lo conduce da deliziosi racconti sulla vita scolare o universitaria a esplorazioni nel fantastico. Il suo dominio del racconto non escludeva, non poteva escludere, il senso dell’umorismo, l’ironia, il sarcasmo. Non ignorava l’arte della composizione perfetta, rotonda, chiusa con l’attenzione ai particolari dell’orafo esperto. Fraile si è spento, ai primi di marzo, a Glasgow. Lascia una splendida lezione sulla narrativa breve. 

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