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TERRA SANTA/ Dalla bolla di Gregorio IX a oggi: 5 secoli di libri "fanno" la pace

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(www.proterrasancta.org)  (www.proterrasancta.org)

“Nei libri, nei documenti, negli archivi, in poche parole nella nostra storia vi è anche il nostro futuro. Proprio in questi tempi così difficili, è necessario mettere a fuoco la nostra identità, avere chiara la percezione della realtà, essere capaci di visione, darsi prospettive”. E ancora: “Non c’è bisogno solo di pane, ma anche di senso. E non possiamo trovarlo senza darci dei criteri che è possibile comprendere solo nello studio e nella conoscenza della nostra storia”.

Non a caso, per il progetto condotto sulle opere della Biblioteca − tutt’ora in corso e coordinato dal professor Edoardo Barbieri dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – è stato scelto il nome “Libri ponti di pace”. Come si diceva, i diversi fondi librari che compongono la collezione dei francescani hanno una continuità ininterrotta nel tempo. Cinque secoli di libri, una tradizione di cultura che in un territorio complesso come quello di Gerusalemme – e del Medio Oriente più in generale – può davvero diventare un “ponte” di conoscenza, di approfondimento di ciò che è altro da sé, di dialogo tra le fedi e le culture diverse che abitano questa terra. 

La cultura come sostegno nella conoscenza di sé e dell’altro, dunque, ma anche come opportunità di educazione e di sviluppo sociale ed economico. Nel progetto “Libri ponti di pace” la possibilità è stata sfruttata da giovani italiani, neolaureati o studenti della Cattolica che hanno potuto vivere e lavorare a Gerusalemme ma le offerte educative e culturali della Custodia hanno a cuore soprattutto la formazione della popolazione locale. Sempre partendo dalla consapevolezza che promuovere la dignità dell’uomo − “parte integrante della nostra missione” come dice ancora padre Pizzaballa – non significa solo costruire case o creare occasioni di lavoro, ma anche permettere a tutti l’accesso  alla cultura, facendo fruttare il più possibile la ricchezza degli strumenti che la Custodia nei secoli ha accumulato. E, infine, “individuare giovani palestinesi che abbiano voglia, passione ed energia per studiare e per investire nello sviluppo della conoscenza del proprio territorio e della sua storia. Il carattere cristiano di Terra Santa si difende anche in questo modo. Il senso di appartenenza si costruisce soprattutto in questo modo”.

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