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SAN FRANCESCO/ Quel santo così "rivoluzionario" che non fece nulla fuori dalla Chiesa

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Giotto, Il sogno di Innocenzo III (particolare; 1295-99) (Immagine d'archivio)  Giotto, Il sogno di Innocenzo III (particolare; 1295-99) (Immagine d'archivio)

Lavora Francesco, lavora con le sue mani anche intorno alla Porziuncola e altrove, ma l’immagine che forse ci rimane più impressa, a questo proposito, è quella di Giotto (nel sogno di Innocenzo) che raffigura il santo di Assisi mentre regge un pesante edificio: è “la” Chiesa da sostenere, da ricostruire, sempre, e Francesco lo fa, reggendola con le sue mani, riformandola dall’interno con il suo esempio. Una delle fatiche più grandi ed eroiche avvenne per Francesco quando ubbidì a papa Gregorio IX nell’impegno (compiutosi negli anni 1221-1224) di dare un assetto normativo per una fraternità che stava crescendo a dismisura e che lui non avrebbe voluto inquadrare in rigidi schemi, lontani dalla sua sensibilità. Seguire le orme di Cristo e il vangelo alla lettera. Quello era il suo desiderio! Eppure non solo detta la regola (anzi le regole, visto che la prima non viene “bollata”), ma nel 1220 consegna, lui vivo, il “suo” ordine a un nuovo superiore, Pietro Cattani, con un gesto che a me ricorda quello, recentissimo, di Benedetto XVI. 

Francesco d’Assisi è un uomo che ha costruito muri e cuori, sempre. A questo punto però papa Francesco ci spiazza tutti (credenti e non; storici e non); dice infatti: “Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una Ong assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore”. E qui irrompe tutto l’amore che Francesco d’Assisi ha dato a Cristo, tanto da assimilarsi con l’Amato, non solo nel gesto clamoroso delle stigmate, ma in tutta la sua vita, perché la famosa povertà per cui egli è ben noto nasce da lì: dal suo amore a Cristo, abbracciato in san Damiano, baciato sul lebbroso, visto nel nemico di prima, sorpreso (perché no?) anche nel sorriso di Chiara e “in tutte le Sue creature”. L’amore alla natura, al creato, ai biscotti di donna Giacoma richiesti in punto di morte vengono da lì. 

Non è un pauperismo esasperato e volontaristico quello di Francesco! La sua figura storica affascina gli studiosi tanto che le fonti francescane sono seconde solo alla Bibbia in quanto a studi e traduzioni, ma sfuggirà sempre a qualsiasi nostra lettura parziale e continuerà a interrogarci all’infinito proprio perché tutta tesa a un Amore infinito. Ma questo non può dividerci fra credenti e non, perché, come ha detto il grande predecessore di papa Francesco, il quale non a caso portava il nome di un altro santo medievale che ha contribuito a ricostruire l’Europa: “Nessuno può dire: ho la verità (…). È la verità che ci possiede, è qualcosa di vivente! Noi non siamo suoi possessori, bensì siamo afferrati da lei” (Benedetto XVI, Omelia a conclusione dell’incontro con il Ratzinger Schülerkreis, Castel Gandolfo, 2 settembre 2012).



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