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PAPA FRANCESCO/ La "strategia" della carità di un gesuita atipico

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E il suo nome rappresenta tutto un programma, se ha come modello san Francesco, icona del Cristo in “perfetta letizia”, il laico che aveva fatto della tensione all’imitazione del “Cristo umanato” l’intuizione della sua esistenza. Nessuno come lui, l’inimitabile, l’irripetibile, ha realizzato le otto Beatitudini evangeliche. Esse sono la spogliazione radicale di se stessi per far abitare Cristo «in toto» nell’uomo, il programma più radicale che l’ascesi e la mistica conoscono nel “l’itinerarium mentis et cordis in Deum”. Cammino aspro e gioioso percorso da san Francesco e da san Domenico, i due santi guida di sant’Ignazio, per pervenire alla comunione perfetta con Dio. E san Francesco Saverio, gesuita, l’altro richiamo dal nome assunto, che battezzò circa un milione e mezzo di persone nel continente asiatico, seguito dai missionari della Compagnia di Gesù che approfondivano il primo impatto missionario del santo, missionario per eccellenza.

Jorge Mario Berdoglio è un gesuita atipico, lontano dalle posizioni di un padre Pedro Arrupe, preposito generale dei Gesuiti, che pur cercava intellettualmente di arrivare là ove le altre congregazioni non sapevano arrivare per la evangelizzazione di una società moderna atona al sentire religioso. Questo papa nuovo nei modi, nello stile scioglierà la rigidità della Curia e l’immagine paludata dai coturni dei suoi dicasteri, che pur tanti benefici storici han dato alla Chiesa? Forse riuscirà a portarla ad una maniera più evangelica senza particolari riforme strutturali, ma solo con il suo vivere originale di giullare di Dio, animato dal Vangelo in purezza di spirito. Già ha detto nella Cappella Sistina di intraprendere un viaggio assieme a tutto il popolo, nella preghiera e nelle benedizioni reciproche, ricevute e date, e nel mettersi in umiltà ad ascoltare le confessioni dei cristiani penitenti. È un invito indiretto a far percepire a tutti i sacerdoti presenti e assenti che nessun ruolo nella chiesa per quanto significativo, esime dalla cura pastorale e dall’andare a predicare in semplicità la Parola eterna. Si avvera in lui quanto è stato osservato dalla «Nouvelle Théologie», parte notevole nel Concilio Vaticano II, che la periferia (“vengo quasi dai confini del mondo”) ha elaborato: nelle fondazioni missionarie delle frontiere del cristianesimo nascono i nuovi metodi di evangelizzazione dell’uomo, e da qui sono recepiti dal centro. Come fecero il cardinal Lavigerie per l’Africa e il card. Celso Costantini per la Cina. Ha voluto tenere la croce di ferro, simbolo della fortezza dell’uomo di Dio, come papa Luciani, con l’ oro adornerà il suo cuore avrà un cuore d’oro di Buon Pastore, per guidare l’umanità alla speranza cristiana.



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