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PAPA FRANCESCO/ Perché le categorie del "mondo" non possono capirlo?

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Francesco (InfoPhoto)  Francesco (InfoPhoto)

Proprio per questo, ogni decisione è preceduta da una dimensione liturgica, dove l’Altro attira a sé, obbliga ad uscir fuori da qualsiasi tensione. Non c’è istante del conclave che, attraverso la preghiera e la liturgia, non sia stato costantemente marcato da riferimenti espliciti ed impegnativi a ciò che la Chiesa ritiene di essere (e per me è): l’annunciatrice dell’Incarnazione e la testimone della Resurrezione del Figlio di Dio. Da qui il rinforzo costante di una dinamica unitaria particolare, la relazione fraterna, che è un criterio relazionale assolutamente periferico nel mondo moderno e secolare e che, proprio per questo, molti dei miei colleghi sociologi non sanno tradurre. Nel vocabolario conflittualista, infatti, un tale termine non ha alcun senso, al massimo si parlerà di “alleanze”.

Ragionando in termini di relazione fraterna si riesce ad andare molto più lontano di quanto non accada con la sola interpretazione conflittualista. Si riesce a capire, ad esempio, l’armonia d’intenti tra gli ultimi tre pontefici, dove il primo ha “svegliato” una cattolicità ricurva su sé stessa, esortandola a “non avere paura”; il secondo le ha restituito rigore concettuale e lucidità logica nell’analisi della presenza di Cristo nel mondo, permettendoci di superare le banalità e le ambiguità di letture ideologiche che permanevano; il terzo, da quello che già si vede, ci riporta verso l’operare, la presenza visibile e lucidamente operativa della Chiesa nel mondo. Senza le premesse degli altri due l’opera di Papa Francesco avrebbe dinanzi a sé l’onere di lavorare su di un terreno molto più impervio, dove molte contraddizioni resterebbero ancora ben presenti ed il rischio di confusione resterebbe molto alto. 

Una tale lettura interpretativa, ovviamente, va più lontano e non è difficile distinguere come, più in generale ed in ogni periodo, dal secondo dopoguerra ad oggi, i padri conciliari abbiano finito con il donare alla Chiesa ciò che veramente occorreva. Opera dello Spirito? Certamente; sul piano empirico resta il fatto che ad ogni concilio i padri abbiano pregato e la Chiesa assieme a loro. Qualsiasi interpretazione non può prescindere da un tale dato di fatto.

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