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IDEE/ Grillo, la rinuncia e il funambolo di Nietzsche

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Allora, sto parlando di un Papa futurista? Ma no, al contrario: una delle componenti della gran rinuncia è che essa ci fa riscoprire l’intensità spirituale che stava dietro quei movimenti (futurismo, dadaismo, surrealismo e simili), sotto le apparenze in larga misura ingannevoli del loro materialismo e anticleralismo. Il Papa ci ha aiutato a ripensare il momento dello strappo, il rischio del desiderio che si butta a creare una situazione nuova e non ancora pienamente calcolabile. Ultima precisazione, allora: così come non sto parlando di un Papa avanguardista, bensì della spiritualità dell’avanguardia, allo stesso modo non sto parlando di un (per esempio) Grillo pontificale, ma al contrario del desiderio di trascendenza − nel senso più semplice e fondamentale di trascendere una situazione − che sta alla base di quello scatto, di quello strappo, di quella lacerazione che le elezioni politiche hanno portato alla luce; il desiderio che nutre la vocazione, quasi commovente nella sua evidenza narcisistica (ma pur sempre vocazione), dell’attore. 

Che errore, allora, guardare con degnazione a chi viene dalla professione del comico!  Ma, beninteso, la differenza  permane: il Papa è garantito dal retaggio dello spirito, che resiste; il politico laico può perdere da un momento all’altro il senso della trascendenza-di-situazione, e scomparire nel vuoto − come il funambolo cantato da  Nietzsche. 



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