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PAPA/ Benedetto, in quel nome c'era il segreto di tutto

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Benedetto XVI (InfoPhoto)  Benedetto XVI (InfoPhoto)

 Tutti siamo stati calamitati dal vedere un uomo così, al punto che per difenderci dal terremoto che spesso ha provocato in noi, abbiamo dovuto inventarci mille giustificazioni per i suoi atti e per le sue parole senza voler cedere alla spiegazione più semplice: Egli ha sempre e solo risposto al Signore che lo chiamava. 

Questa è la fede: riconoscere nella realtà quella Presenza buona che si muove non con i soliti criteri dell’ideologia umana, ma con la forza della fantasia che, nello spazio della ragione, ci invita a fare il grande passo del nostro sì continuo e instancabile alla volontà di Dio. Per questo non si può guardare Benedetto e poi avere lo stesso sguardo sull’amico che ci ha tradito, sul marito che non cambia, sui figli che non crescono, sul lavoro che manca o sulla politica che non trova il Bene comune: Egli ci ha mostrato il mondo nuovo, quel mondo che nasce dal sì della mia carne alla carne di Cristo. 

Fa effetto ricevere una simile lezione nei giorni in cui i media ci spiegano che per uscire dall’impasse economico e politico del nostro paese bisogna farsi furbi e diventare astuti, trovare formule e strategie: il Papa, nel Suo essere Ostia indifesa che si lascia trasformare dalle Parole del Signore, ci dice esattamente l’opposto. Occorre semplicità per essere grandi: occorre la semplicità del nostro sì alle circostanze donateci da Dio per essere presenze che incidono e che cambiano la storia. 

Molti hanno detto che alle due encicliche teologali di Benedetto, quella sulla speranza e quella sulla carità, manchi l’enciclica sulla fede. Eccola, cari amici: la possiamo leggere “viva” in questi giorni. L’ultimo monaco d’Occidente risponde ancora una volta alla chiamata del Suo Signore e si ritira su un alto monte a pregare, diventando pellegrino obbediente al seguito del nuovo Abate scelto dallo Spirito di Dio. Quasi a dire che il mondo nuovo non è quello che costruiamo noi con le nostre decisioni arbitrarie, ma quello che sorge in noi ogni volta che, con il cuore in mano e il desiderio della vita negli occhi, rispondiamo sì all’avvenimento di Dio che inaspettatamente ci smuove e ci interpella dentro i passi della vita. Per cui l’unico peccato, il vero peccato, è la fuga dalla Croce, è smettere di dialogare col Mistero presente in nome di quello che sento e che penso. 

Benedetto non fugge, Benedetto rifonda l’occidente spaccando l’orgoglio di ogni autonomia umana e indicando agli uomini l’unica Opera possibile: essere umili lavoratori nella vigna del Signore costruendo tutti i giorni in noi la risposta d’amore che Dio, e la nostra dignità, ci chiedono e si meritano. Non è poco, è l’inizio per tutti di una nuova era.



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