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LETTURE/ Sisifo, Camus e il tentativo (vano) di essere padroni del destino

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Franz Von Stuck, Sisifo (1920) (Wikipedia)  Franz Von Stuck, Sisifo (1920) (Wikipedia)

È la prima narrazione della fatica di Sisifo, infinita e disperante: il masso è senza rispetto, non ha cioè quel sentimento, l’aidòs, che regola soltanto i rapporti fra gli uomini. Omero non ci dice perché Sisifo, l’eccellente, sia costretto a questa inutile fatica: in mancanza di testi letterari andati perduti, dobbiamo rifarci a diverse narrazioni di mitografi, che sembrano sforzarsi di trovare dei perché. In comune fra di esse c’è l’idea della sfida verso gli dèi o verso la morte, spesso con un uso dell’astuzia impudente: di nuovo quindi, come nel caso di Tantalo o del proprio nipote Bellerofonte, anche Sisifo vuole superare la condizione umana, e l’inferiorità rispetto agli dèi. E come Bellerofonte verrà respinto dal cielo, così simbolicamente la pietra di Sisifo non raggiungerà mai la cima.

Ho già avuto occasione di dire, in un precedente intervento, come a partire dal secolo V a.C. si insinua nel mondo greco una diffidenza verso un uso scorretto della ragione. Ne risulta non solo una modificazione in negativo del personaggio di Odisseo, ma anche un’associazione fra Odisseo e Sisifo, che addirittura viene considerato il vero padre di Odisseo in seguito alla violazione della madre. Anche senza giungere a questa variante, è interessante notare come nell’Apologia platonica Socrate accomuni i due personaggi nella pretesa di essere sapienti. Dice infatti, elencando i vantaggi della migrazione nell’al di là che la condanna a morte gli apre: “e, cosa più grande, interrogare e indagare su quelli di là come su quelli di qua, per sapere chi è sapiente e chi crede di esserlo e non lo è: che prezzo, o giudici, si accetterebbe di dare per poter interrogare…Odisseo o Sisifo…?” È evidente, da tutto il contesto socratico, che tale indagine porterebbe a riconoscere anche nei personaggi del mito la stessa presunzione degli ateniesi del tempo, poiché per il dio di Delfi solo Socrate è sapiente in quanto non ha la presunzione di sapere.

Vale la pena di chiedersi a questo punto quale sia, nell’immaginario attuale, l’idea di Sisifo: proprio perché così poche sono le fonti utilizzabili, sembra più facile una manipolazione del mito e del personaggio. Ci soffermiamo soltanto sul testo più famoso, il brevissimo saggio del premio Nobel francese A. Camus che dà il titolo a tutta la raccolta di saggi sul tema dell’assurdo: Le mythe de Sisyphe (1942). Gli dèi, dice l’autore, “avevano pensato con qualche ragione che non c’è punizione più terribile di un lavoro inutile e senza speranza. 



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