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FENOGLIO/ Alcuni buoni motivi per preferirlo a Moravia e Calvino

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Ma la scrittura di Fenoglio fu anche potentemente cinematografica. Del resto, era un grande appassionato del cinema americano, pensò da subito a riduzioni sul grande schermo del suo lavoro (cfr. la lettera a Giulio Questi del gennaio 1960 in cui presentava il «soggetto» di Una questione privata) e amava stringere amicizie con registi come l’allora giovanissimo Gianfranco Bettetini. Cinematografiche e potenti sono le ouverture con cui presenta i suoi personaggi. Valga per tutti lo straordinario ritratto del comandante Nord: «Aveva allora trent’anni scarsi, aveva cioè l’età a cui un ragazzo appena sviluppato come Johnny la maturità trentenne appare fulgida e lontana ma splendidamente concreta come un picco alpestre. L’uomo era così bello quale mai misura di bellezza aveva gratificato la virilità, ed era così maschio come mai la bellezza aveva tollerato d’esser maschia. Il suo aquilino profilo aveva quella giusta dose di sofficità da non renderlo aquilino, ed era quel profilo che quando scattò, later on, su un fondo oscuro, davanti a una triade di prigionieri fascisti, tutt’e tre crollarono ai piedi di Nord, in un parossismo di sgomento e di ammirazione. L’aurea proporzione del suo fisico si manifestava fin sotto la splendida uniforme, nella perfezione strutturale rivestita di giusta carne e muscolo. I suoi occhi erano azzurri (incredibile compimento di tutti i requisiti!), penetranti ma anche leggeri, svelanti come mai Nord prevaricasse col suo intenzionale fisico, la sua bocca pronta al più disarmato e meno ermetico dei sorrisi e risi…» (Il partigiano Johnny, cap. XIV). 

Fenoglio fu profetico anche per i nostri gusti dalle tinte fosche e forti (ma lo fu anche Eugenio Corti quando con il linguaggio allucinato de I più non ritornano descrisse l’anabasi della ritirata di Russia). Chi ama Cormac McCarthy o Ian McEwan, per esempio, non può non amare Fenoglio, che sa descrivere la crudeltà di una scheggia di mortaio che scucchiaia un occhio a un partigiano («una scheggia di mortaio gli aveva enucleato un occhio ed il globo, simile ad una noce di burro, gli scivolava lenta e gentile sulla guancia», Il partigiano Johnny, cap. XVI) come i propositi di vendetta di un combattente preoccupato per l’amico prigioniero: “Guardate, − diceva, − guardate tutti quel che farò se ammazzano Giorgio. […] Guardate. Il primo che beccherò… mi voglio lavar le mani nel suo sangue. Così −. E si curvava sull’immaginario catino e immergeva le mani e poi se le strofinava con una cura e una morbidità spaventevole. – Così. E non solo le mani. Ma anche le braccia voglio lavarmi nel suo sangue −. E ripeteva l’operazione di prima sull’avambraccio e sul lacerto”. (Una questione privata, cap. VI). 



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