BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GOVERNO/ La lezione "politica" di Papa Francesco a Bersani e Grillo

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

InfoPhoto  InfoPhoto

L’attesa, infatti, è che Papa Francesco non consegnerà il suo messaggio di una Chiesa povera ad un romanticismo sociale, tralasciando le riforme necessarie. Proprio per il suo passato da provinciale dei Gesuiti e da arcivescovo di Buenos Aires, risulta infatti anche un uomo dell’istituzione. E per questo sembra importante ricordare che la scelta del nome lo ricollega anche a Francesco Saverio che fu uno dei compagni di Ignazio di Loyola quando fondò l’ordine dei Gesuiti. Il primo Papa gesuita si rifà quindi all’ispirazione originale della sua “compagnia” che molto prima di diventare simbolo del potere e della gerarchia era l’ordine della “riforma cattolica”. Dopo che il protestantesimo ha reso palese le gravi inadempienze istituzionali della Chiesa cattolica, soltanto la “riforma cattolica” del 600, promossa soprattutto dai Gesuiti, ha potuto salvare la Chiesa nella sua istituzionalità. Ai “protestanti” la Chiesa rispondeva quindi con riforme interne, sulla base di una “larga intesa”, che fu il Concilio di Trento, il quale mise fine ad una serie di Papi che interpretavano il loro ruolo nella chiave di un diritto personale anziché nello spirito del servizio (pensiamo ad Alessandro VI, Giulio II, Leone X, solo per ricordare i nomi più “famosi”).

Quello spirito autentico di riforma, percepito nel nuovo Papa, è lo stesso che manca appunto a palazzo Montecitorio. Vediamo tanta protesta, sì, ma nessuna riforma. Perciò vedere alcuni onorevoli arrivare, in questa settimana, in bicicletta o sentire Grillo sottolineare le somiglianze del suo movimento con quello di San Francesco (sottolineando addirittura di averlo fondato un 4 ottobre, quello del 2009), non è altro che l’apoteosi del populismo e la vera ironia di una classe politica che ha perso la necessaria serietà per riforme autentiche.

Queste riforme, però, possono realizzarsi soltanto con il senso per il bene comune che in questo momento esige un governo stabile, basato su larghe intese. Ove questo fine non dovesse prospettarsi con il parlamento recentemente eletto, non ci sarà altra opzione che quella di tornare alle urne, nella speranza che si costituisca una base parlamentare larga per poter effettuare le riforme necessarie. Ma si può ragionevolmente nutrire questa speranza? Considerando che, di fatto, nessuno si è potuto sottrarre agli avvenimenti di questi ultime settimane a Roma, e ad imparare la lezione della differenza tra “protesta” e “riforma”, questa speranza non sembra fuori portata di mano.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.