BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ La conversione secondo Eliot

Pubblicazione:

T.S. Eliot (1888-1965) (Immagine d'archivio)  T.S. Eliot (1888-1965) (Immagine d'archivio)

In un suo celebre saggio, T.S. Eliot definisce la mente poetante come costantemente intenta a «costituire nuove aggregazioni». A questa caratteristica, a questo scarto tra la mente del poeta e quella che non senza un filo di snobismo chiama mente ordinaria, egli fa risalire un particolare modo di procedere del linguaggio poetico di cui individua in Dante il maestro, e cioè il linguaggio dell’allegoria, il tentativo del poeta di far vedere ciò che vede lui.

È l’antico gioco della similitudine e della metafora, di quella poesia elementare con cui tutti noi, menti più o meno ordinarie, distrattamente ci confrontiamo nel nostro parlare quotidiano. La similitudine, il dire «questo è come quello», «questo sembra, è simile a quello» è il primo atto cosciente del poeta: non ci può essere poesia senza paragone, anche se questo paragone non arrivasse mai a imprimersi sulla carta ma restasse tra le possibilità inespresse. 

Se queste sono le premesse, è facile intuire come la pratica poetica di Eliot sia fortemente fondata su un lavoro fedele di artigianato. Intendiamoci: Eliot crede fortemente nell’ispirazione, nel demone poetico, e non vi è traccia in lui dell’idea che la poesia sia mera manipolazione o gioco linguistico, né di una totale autonomia dell’atto artistico; è esemplare in tal senso la sua polemica con Valéry sulla poesia filosofica. Tuttavia, è chiara per lui la necessità di una responsabilità umana al dato ispirato. La poesia è insomma arte nel senso più laico del termine: è progetto, tentativo, costruzione, lima, adattamento, scoperta nell’opera del significato che l’opera intende rappresentare, come racconta il IX Coro della Rocca

Da questo approccio deriva la storia letteraria ed editoriale di molti testi eliotiani, tra cui Ash-Wednesday, la cui stesura accompagna la definitiva adesione di Eliot alla chiesa anglicana. Mentre viene scritto, infatti, Ash-Wednesday non sa che diventerà un’unica, lunga poesia in sei sezioni, né tantomeno lo sa il suo autore. Siamo negli anni che vanno dal 1927 al 1930 ed Eliot – che ha appena lasciato il suo impiego presso la banca dei Lloyd’s per andare a lavorare presso l’editore Faber & Faber – lavora a diverse poesie brevi, tutte focalizzate, in forme diverse, sul tema della conversione. Alcune di queste poesie verranno pubblicate singolarmente nella collana della Faber & Faber intitolata Ariel Poems; altre – come era già accaduto per The Hollow Men – diventano cammin facendo brani di quella nuova poesia lunga in frammenti che sarà Ash-Wednesday, dapprima venendo pubblicate su rivista tra il 1927 e il 1929, quindi trovando la propria posizione definitiva nel corpo del poemetto che viene pubblicato nel 1930.



  PAG. SUCC. >