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IL CASO/ Da Mussolini ai marò: la furbizia non paga

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Winston Churchill (Wikimedia)  Winston Churchill (Wikimedia)

Di fronte a questa feroce determinazione il povero Duce fece una figura patetica: un romagnolo umanamente più simpatico dei suoi colleghi/avversari e che poteva suscitare quasi pietà se non fosse che, nel momento del successo, si comportò con totale sprezzo dello giustizia e del buon senso, promulgando leggi razziali che non avevano alcun diritto di cittadinanza nella storia italiana. E che dire del fatto che, nell’agosto del 1940, l’Italia avesse conquistato con duri combattimenti la Somalia britannica, per non parlare poi dell’attacco alla Grecia? 

Mussolini e l’Italia di allora si comportarono come quei bulli che vogliono far valere la propria superiorità fisica nei confronti di chi è più piccolo o mingherlino, salvo scoprire troppo tardi che sono andati a oltraggiare una cintura nera di karate: si ritrovano col naso spaccato e piangono, maledicendo non la propria stupidità e arroganza ma di essere stati “traditi” dalle apparenze. Tuttavia non sarebbe giusto prendersela solo con Mussolini per quella che appare essere una costante nella storia italiana. Anche nella III guerra di indipendenza del 1866, prima di Custoza e di Lissa, i governanti italiani pensavano di fare la guerra all’Austria per finta (tanto ci avrebbe pensato la Germania), e così in altre occasioni della nostra storia. 

Nel dopoguerra, poi l’incapacità italiana di pensare la nazione come soggetto protagonista di una politica estera è stata costante e, proprio in questi giorni, con la vicenda dei due fucilieri di marina incriminati di omicidio dal governo indiano, ha toccato un nadir al quale non si riteneva possibile arrivare. Non c’è niente di peggio, per un uomo o per una nazione intera, che fare colpi di testa o smargiassate, percorrere scorciatoie legali e morali per poi chiedere scusa umilmente e tornare sui propri passi. È in questi momenti che ci si vergogna di essere italiani a un punto tale che persino Mussolini ritorna simpatico. Perché come diceva il grande Piero Gobetti, quel fascismo così esecrato da tutti gli italiani, così innominabile che appena uno ne apprezza alcune iniziative subito si scatena la caccia all’uomo, è “l’autobiografia della nazione”.

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