BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ARTE/ La speranza di papa Francesco è la stessa di Giovanni e Pietro

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Eugène Burnand, I discepoli Pietro e Giovanni accorrono al sepolcro il mattino della Risurrezione (1898) (Immagine d'archivio)  Eugène Burnand, I discepoli Pietro e Giovanni accorrono al sepolcro il mattino della Risurrezione (1898) (Immagine d'archivio)

La parola “speranza”, in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, ricorre quasi quotidianamente nei nostri discorsi. Aspettiamo con inquietudine spiragli di luce, prospettive inedite, opportunità incoraggianti. Ma quando si presenta l’occasione favorevole, purtroppo, non sempre siamo pronti a prenderci quei rischi necessari a trasformare i semplici desideri in qualcosa di concreto.

Sembra quasi che per noi la speranza sia diventata una “tela di Penelope” da cucire con i sogni e da disfare, codardamente, con le paure. Se da un lato ci piace cullarla tra i nostri pensieri, coprendola di costanti attenzioni, dall’altro stiamo più che mai attenti a non tradurla in atto. 

Probabilmente, cedendo un po’ all’insospettabile fascino del pessimismo dei nostri tempi, ci siamo dimenticati del suo vero significato. E dire che, per recuperarlo in pieno, basterebbe sfogliare la Bibbia, dove speranza e fede si alimentano a vicenda, illuminando anche le situazioni in apparenza più buie.

Pensiamo, ad esempio, ai sentimenti provati da Pietro e Giovanni il mattino di Pasqua: «Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”. Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro» (Gv 20, 1-4).

I due apostoli si mettono a correre. Ingaggiano, involontariamente, una gara di velocità. Del resto, è impossibile per loro avvicinarsi al sepolcro a passo lento. Neanche la spossatezza accumulata nei giorni precedenti può fare da freno. A muovere le loro gambe, infatti, non è una semplice curiosità. È qualcos’altro. Qualcosa che l’artista svizzero Eugène Burnand (Moudon, 1850 – Parigi, 1921) nel più famoso dipinto dedicato all’episodio, I discepoli Pietro e Giovanni accorrono al sepolcro il mattino della Risurrezione, riesce a raffigurare a meraviglia: la speranza.

Quest’opera, eseguita nel 1898 e conservata al Musée d’Orsay di Parigi (fino al 1° maggio, tuttavia, è visibile a Roma, a Castel Sant’Angelo, nell’ambito della mostra Il cammino di Pietro), rappresenta un momento imprecisato della corsa dei due apostoli. Il cielo che li sovrasta ha tonalità insolite, che vanno dal giallo al bianco, e ospita uno sparuto drappello di nuvole grigio-viola in fuga. Pietro ha già diverse primavere sulle spalle e porta scolpite sul volto tracce di dolori recentissimi. 



  PAG. SUCC. >