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IDEE/ Alberto Sordi aveva "previsto" il nostro autismo digitale...

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La Turkle discute di questa ipotesi con la figlia diciannovenne. Ma alla ragazza, acutamente, il progetto non va giù, a lei «interessa di più l’atto di ricordare, che filtra ed esclude, e che mette gli eventi in sfere dal significato mutevole: un quaderno per gli schizzi, un diario».

«Mentre parlo con Rebecca della bellezza della corrispondenza con mia madre − scrive ancora la Turkle − lei osserva, giustamente: “Allora scrivimi”. E così ho fatto». Non è una sconfitta della scienza. È il prevalere di ciò che riteniamo essenziale, è un modo per tornare realmente insieme.



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