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IL CASO/ Internet ci rende stupidi? Si apre il "match" tra Obama e gli esperti Usa

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Barack Obama (InfoPhoto)  Barack Obama (InfoPhoto)

Nella rete troviamo tutto e il contrario di tutto. Ma quello che leggiamo, non sono più fatti, ma interpretazioni, opinioni, punti di vista. E spesso non ne siamo consapevoli. Un paragone calzante che utilizza Weinberger è quello del lettore curioso che entra in una libreria con una quantità sterminata di libri. Come si orienta? O meglio, come si orientava? Una volta era semplice, il bibliotecario svolgeva la funzione di filtro. Era colui che sapeva consigliarci, indicandoci, tra mille libri sullo stesso argomento, quello giusto. Quello più attuale e completo.

Oggi Internet ci pone di fronte ad una biblioteca sterminata, dove non solo i testi sono infiniti, ma all'interno di ogni scritto, attraverso i collegamenti ipertestuali, la moltiplicazione delle informazioni rischia di farci perdere. E non abbiamo neppure un bibliotecario preparato al quale chiedere. Quante volte ci è capitato, di fronte a una notizia curiosa o strana di sentirci dire: L'ho letto su Internet”? Tutto questo ha portato anche la pubblicazione del libro di Nicholas Carr, Internet ci rende stupidi? dove l'autore affronta il tema della rete e dell'impatto su di noi, sul nostro cervello. Certo, dall'altro lato abbiamo posizioni come quella di Al Gore che sostiene Internet è forse la maggiore speranza di ricreare un ambiente di comunicazione libero e aperto, all'interno del quale il dialogo democratico possa tornare a prosperare. Le idee che gli individui mettono in rete si diffondono, per lo più, secondo un criterio meritocratico. Il web è il mezzo di comunicazione più interattivo della storia, che più di ogni altro promette di connettere tra loro gli individui in un universo di conoscenza”. E a suffragio di questa posizione, non possiamo non pensare, ad esempio, all'accelerazione che ha avuto la diffusione delle comunicazioni scientifiche e delle scoperte in tutto il mondo. E questo rappresenta senza dubbio una fonte di conoscenza e di miglioramento per l'intero genere umano.

Il nuovo modo di conoscere - sintetizza Weinberger - ha appena iniziato ad esserci più chiaro; e anche se non possiamo ancora stabilirne la forma definitiva, alcuni aspetti iniziano a delinearsi. La conoscenza messa in rete è meno certa ma più umana. Meno definita ma più trasparente. Meno affidabile ma più inclusiva. Meno logica ma molto più ricca”.

Cosa possiamo fare noi per utilizzare questo universo di informazioni in modo proficuo? “Essere curiosi” come ha detto Mario Calabresi,direttore de La Stampa nel corso di una conferenza in cui parlava del mondo dell'informazione. Ovvero, non accontentarsi della prima risposta. Cercare. Indagare. Aver voglia di capire. E allora la rete sarà un’opportunità infinita. E di crescita.



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