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IL CASO/ Internet ci rende stupidi? Si apre il "match" tra Obama e gli esperti Usa

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Barack Obama (InfoPhoto)  Barack Obama (InfoPhoto)

Barack Obama qualche giorno fa ha proposto attraverso la Federal Communications Commission un pacchetto di misure che mira a far diventare Internet un diritto garantito dallo Stato. E ora il Congresso di Washington dovrà decidere se far diventare la connessione wi-fi un principio costitutivo della legislazione americana. Anche in Italia nel 2010 alcuni intellettuali proposero di inserire nella Costituzione all'articolo 21 anche la frase: Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete Internet, in condizioni di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale”. Non so se l’accesso alla rete debba essere un diritto sancito per legge ma per farci una idea, a mio parere, dobbiamo prima rispondere ad almeno due domande. La prima è: Internet ci rende liberi? E la seconda: Internet contribuisce a diffondere la conoscenza? Certo se guardiamo alle rivoluzioni mediorientali e ai cambiamenti politici degli ultimi anni è indubitabile che la rete abbia svolto un ruolo di comunicazione prima impensabile, e che sia stato un veicolo straordinario per raccontare situazioni che fino a qualche anno fa sarebbero rimaste nell'ombra.

In Italia abbiamo assistito anche, per la prima volta nella storia del nostro Paese, ad un fenomeno che, nato sul web attraverso il blog di Beppe Grillo, è poi diventato un movimento che alle ultime elezioni politiche ha ottenuto un enorme successo, diventando il primo partito italiano.

Ma se guardiamo al fenomeno nel suo complesso e ci facciamo guidare dagli occhi attenti di un osservatore come David Weinberger (La stanza intelligente, Codice Edizioni), uno dei più autorevoli filosofi di Internet e ricercatore senior della Harvard Law School, dovremo confrontarci anche con dichiarazioni di questo tipo: Internet è un calderone di voci, dicerie e menzogne fuori controllo. Frantuma la nostra attenzione; segna la fine del pensiero riflessivo e bisognoso di “forma lunga”. I nostri figli non leggono più; di certo, non i giornali. Qualunque portavoce di un'idea stupida dispone di un megafono non meno grande di quello a cui hanno accesso persone istruite e preparate”. E ancora: “Google indebolisce la nostra memoria. Google ci rende stupidi... Internet rappresenta l'ascesa degli ignoranti, l'esaltazione del plagio, la fine della cultura, l'inizio di un medioevo abitato da masturbatori cronici dallo sguardo vitreo che giudicano la verità dal numero di pollici in su, la saggezza dal numero di visite e la conoscenza da ciò che è più stimolante credere”.

Ora, senza dubbio, si tratta di frasi forti. Di pensieri che ci pongono di fronte alla necessità di prendere posizione. Ma soprattutto di riflettere. Quando Daniel Patrick Moynihan, senatore dello Stato di New York, disse: Tutti hanno diritto alla propria opinione, ma non ai propri fatti”, interpretava alla perfezione la situazione che ci troviamo dinanzi oggi.



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