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ARTE/ Il buon ladrone, il coraggio di un "santo" peccatore

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Rubens, Crocifissione (1619) (Immagine d'archivio)  Rubens, Crocifissione (1619) (Immagine d'archivio)

Per Kierkegaard «l’unico cristiano contemporaneo di Cristo» è il cosiddetto “buon ladrone”. Durante la crocifissione, mentre la quasi totalità degli apostoli rimane nascosta (e rinnega, in modo più o meno esplicito, il legame con il proprio maestro), questo malfattore sceglie di confidare in Gesù.

«Che fede! – scrive sant’Agostino –. A una simile fede non so cosa aggiungere. Coloro che hanno visto Cristo risuscitare i morti hanno vacillato. Egli invece ha creduto in colui che vedeva appeso al legno accanto a sé. Nell’istante stesso in cui i primi hanno vacillato, egli ha creduto».

È con una convinzione davvero inattesa che il buon ladrone si raccomanda a quell’illustre compagno di agonia che tutti, o quasi, sembrano aver abbandonato. Non dobbiamo stupirci, perciò, quando leggiamo che tanti grandi del passato, da san Giovanni Crisostomo a Simone Weil, passando per Joseph Haydn e santa Teresa di Lisieux, hanno nutrito un forte affetto per il suo gesto, per le sue umili parole, per la sua schiettezza.

Sul suo conto, tuttavia, se escludiamo i dati aggiunti dalla tradizione e dai vangeli apocrifi (ad esempio i nomi “Disma” e “Tito” con i quali il buon ladrone viene talvolta ricordato), sappiamo soltanto ciò che racconta Luca nel passo in cui descrive i momenti vissuti da Gesù sul Golgota: «Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”» (Lc 23, 39-43).

Per un artista, di solito, è abbastanza facile raffigurare il cattivo ladrone: non deve far altro che passare in rassegna le categorie del brutto e delineare un personaggio sgraziato e ribelle che si contorce sulla croce tra mille spasmi. Con il malfattore pentito, invece, la cosa si fa più complicata e, al tempo stesso, stimolante. Restituire il volto a un delinquente che di punto in bianco viene investito da una nuova e inattesa luce è sicuramente una bella sfida! Si accavallano tante domande nella mente dell’artista. Puntare sul contrasto con il cattivo ladrone o concentrarsi sul dialogo con Gesù? Abbozzare un vecchio farabutto fresco di conversione oppure un enfant prodige del crimine che si ravvede in punto di morte?



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