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Cultura

ARTE/ Il buon ladrone, il coraggio di un "santo" peccatore

Per Kierkegaard «l’unico cristiano contemporaneo di Cristo» è il cosiddetto “buon ladrone”. Egli sceglie di confidare in Lui mentre tutti gli altri sono scappati. FRANCESCO BACCANELLI

Rubens, Crocifissione (1619) (Immagine d'archivio)Rubens, Crocifissione (1619) (Immagine d'archivio)

Per Kierkegaard «l’unico cristiano contemporaneo di Cristo» è il cosiddetto “buon ladrone”. Durante la crocifissione, mentre la quasi totalità degli apostoli rimane nascosta (e rinnega, in modo più o meno esplicito, il legame con il proprio maestro), questo malfattore sceglie di confidare in Gesù.

«Che fede! – scrive sant’Agostino –. A una simile fede non so cosa aggiungere. Coloro che hanno visto Cristo risuscitare i morti hanno vacillato. Egli invece ha creduto in colui che vedeva appeso al legno accanto a sé. Nell’istante stesso in cui i primi hanno vacillato, egli ha creduto».

È con una convinzione davvero inattesa che il buon ladrone si raccomanda a quell’illustre compagno di agonia che tutti, o quasi, sembrano aver abbandonato. Non dobbiamo stupirci, perciò, quando leggiamo che tanti grandi del passato, da san Giovanni Crisostomo a Simone Weil, passando per Joseph Haydn e santa Teresa di Lisieux, hanno nutrito un forte affetto per il suo gesto, per le sue umili parole, per la sua schiettezza.

Sul suo conto, tuttavia, se escludiamo i dati aggiunti dalla tradizione e dai vangeli apocrifi (ad esempio i nomi “Disma” e “Tito” con i quali il buon ladrone viene talvolta ricordato), sappiamo soltanto ciò che racconta Luca nel passo in cui descrive i momenti vissuti da Gesù sul Golgota: «Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”» (Lc 23, 39-43).

Per un artista, di solito, è abbastanza facile raffigurare il cattivo ladrone: non deve far altro che passare in rassegna le categorie del brutto e delineare un personaggio sgraziato e ribelle che si contorce sulla croce tra mille spasmi. Con il malfattore pentito, invece, la cosa si fa più complicata e, al tempo stesso, stimolante. Restituire il volto a un delinquente che di punto in bianco viene investito da una nuova e inattesa luce è sicuramente una bella sfida! Si accavallano tante domande nella mente dell’artista. Puntare sul contrasto con il cattivo ladrone o concentrarsi sul dialogo con Gesù? Abbozzare un vecchio farabutto fresco di conversione oppure un enfant prodige del crimine che si ravvede in punto di morte?