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PAPA/ Famiglia e vita, Francesco non è un "liberal"

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Papa Francesco (InfoPhoto)  Papa Francesco (InfoPhoto)

La corruzione viene considerata come la somma di tanti peccati capitali. E poi c’è anche la modernità: il Papa parla della corruzione, di un male che è sempre esistito, e lo fa interpretandola in funzione della società di oggi, senza modificare la dottrina come vorrebbero molti. E sottolinea che la corruzione ha un humus propizio per svilupparsi nella debolezza umana e nella complicità.

 

La postfazione del libro è di Pietro Grasso: cosa significa accostare questi personaggi, con due visioni diverse della corruzione?

Grasso è il simbolo di un certo modo di intendere lo Stato. Ma una cosa è lo Stato, una cosa è l’anima: Bergoglio parla della corruzione da cardinale, e la intende come corruzione dell’anima - il farsi comprare, in tutti i sensi, male supremo per chi esercita la funzione pubblica - in un messaggio destinato al suo mondo, alla chiesa argentina sofferente. Riproporlo oggi, con Bergoglio papa, vuol dire trasmettere un messaggio alla curia, per dire “tornate alla fonte, tornate all’origine”, pur sottolineando che è difficile guarire un cuore corrotto. È un bellissimo scritto, che ci ricorda anche alcuni discorsi pronunciati da Ratzinger nello stesso senso.

 

Quali passaggi l’hanno colpita di più?

Quando si parla di odio dell’ipocrisia, scrivendo che “il corrotto ha la faccia da non sono stato io, la faccia da santarellino. Si meriterebbe un dottorato in cosmetica del sociale, e il peggio è che finisce per crederci”: anche in Italia chi è accusato di corruzione si difende fino alla fine, come se non avesse fatto nulla. Questa la vera corruzione della società, pensare che una cosa che fanno tutti alla fine sia lecita, questo è il male. Il concetto dell’anima del corrotto che assume le caratteristiche del lombrico, e vive nelle tenebre sotto terra, è molto ratzingeriano: anche a Benedetto XVI piacevano le immagini semplici per poter spiegare concetti importanti. E Bergoglio è così, usa le parole della gente.

 

E proprio a Ratzinger ha fatto riferimento nel corso dell’udienza ai diplomatici, qualche giorno fa, parlando di dittatura del relativismo come forma di moderna povertà.

È stato il giorno prima dell’incontro a Castelgandolfo, quindi probabilmente papa Francesco ha voluto dare un messaggio di continuità con il predecessore, lui che viene considerato già come un innovatore. Il tema della dittatura del relativismo non è morto, ma per ora non sembra più centrale come prima.

 

In questi primi tempi, il Papa ha usato parole semplici, concetti chiari che arrivano alle persone. Continuerà così, o dobbiamo aspettarci un cambio?



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