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PASQUA/ Cristo appare alla Madre: Michelangelo e quell'incontro che non si trova nei Vangeli

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Michelangelo, Cristo risorto appare alla Madre (Immagine d'archivio)  Michelangelo, Cristo risorto appare alla Madre (Immagine d'archivio)

La Vergine è infatti seduta su uno scranno ligneo che ricorda quelli delle Annunciate quattrocentesche, forse con l’allusione a un trono regale, confermata dal ricco abbigliamento e dall’acconciatura “divina” della figura. Come spesso accade nei disegni dell’ultimo Michelangelo, si notano varianti che non sono correzioni, ma descrivono i diversi momenti dell’azione: qui, nel caso di Maria, si nota il passaggio da una posa ferma e frontale a un deciso moto di avvicinamento verso Cristo, apparso improvvisamente. Il viso prima si gira arretrando leggermente e poi si drizza deciso di profilo davanti al Figlio; le gambe, da ferme e incrociate alle caviglie, si muovono distendendo e puntando la destra a terra, come se la Vergine volesse alzarsi per andare incontro a Gesù, nella direzione segnata dalla mano sinistra. Alla statuaria figura della Vergine, tornita da un aderente panneggio classicheggiante, si contrappone la diafana apparizione del Figlio, un flusso luminoso che a rapidi tratti prende un’inequivocabile forma corporea. Subito abbandonata l’idea di tenerlo con i piedi a terra, Michelangelo lo lascia sospeso nel suo movimento aereo, come l’angelo dell’Annunciazione, facendolo provenire dal fondo e sfilandolo leggermente verso l’alto, come i risorti del Giudizio Finale. Anche nel volto il Risorto ricorda il Cristo giudice della Sistina, con le ciocche dei capelli agitate dal suo stesso procedere. Il sudario ricade dietro le spalle, come il mantello di un cavaliere, e si apre sul busto che esibisce la sua nuova limpida fisicità con veloci tocchi di matita. Con la mano sinistra Gesù risvolta il telo sul petto e indica la ferita del costato provocando in Maria un gesto di stupito e ancora dolente riconoscimento; la destra si distende mostrando nel palmo la trafittura del chiodo, mentre la mano sinistra della Vergine le si avvicina senza toccarla. È qui il culmine della tensione affettiva dell’incontro, ottenuta con la composizione quasi speculare delle due figure, che a partire dalla estroflessione delle gambe si attraggono reciprocamente verso il centro, fermando all’ultimo il contatto diretto tra le due mani. 

È nuovamente il vertiginoso imporsi del rispetto – la verginità − nel legame più decisivo per l’umanità mendicante la redenzione. Michelangelo, sul limite estremo della sua vita, comprende e figura quell’istante come la ricapitolazione gloriosa del rapporto tra la Madre e il Figlio, un “sì” ininterrotto a quella Presenza, dall’annuncio dell’angelo allo strazio della croce, ora chiarito e sperimentato nel suo senso definitivo: la vittoria di Cristo sulla morte e su ogni altro limite umano.



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