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CHESTERTON/ Alcuni consigli a Cameron per non diventare lo Zapatero inglese

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L’ortodossia – diceva nel saggio Ortodossia del 1908 − è la saggezza, e l’essere saggi è più drammatico che l’essere pazzi; è l’equilibrio di un uomo dietro cavalli che corrono a precipizio… La Chiesa seppe nei secoli guidare questi cavalli sfrenati, evitando gli ostacoli delle eresie, contro tutte le forze che avrebbero voluto un cristianesimo più mondano e controllabile. Ha evitato i trabocchetti degli errori e degli eccessi, senza mai perdersi. “Nella mia visione il carro celeste vola sfolgorante attraverso i secoli, mentre le stolide eresie si contorcono prostrate, e l’augusta verità oscilla ma resta in piedi”. L’ortodossia, per Chesterton, è per sua natura dinamica. “La teoria conservatrice sarebbe realmente travolgente e inoppugnabile se non fosse per questo solo fatto. Tutto il conservatorismo è basato sull’idea che se lasciate le cose sole, le lasciate come sono. Ma non è così. Se lasciate una cosa sola l’abbandonate alla corrente dei cambiamenti. Se lasciate sola un’insegna bianca, sarà presto un’insegna nera; se tenete a che rimanga bianca, dovete sempre ritingerla di bianco, cioè dovete sempre stare in rivoluzione. Insomma, se volete la vecchia insegna bianca, dovete avere una nuova insegna bianca”.  

La metafora di Chesterton è trasparente: la verità è qualcosa di stabilito una volta per tutte, ma l’insegna che la indica deve essere rinnovata, o ridipinta di fresco, per stare alla sua immagine. Anche in teologia, come in politica, bisogna guardarsi dalle categorie di progressismo e conservatorismo. L’unica categoria vera e valida è quella dell’ortodossia, cioè − letteralmente − seguire la via retta, il pensiero giusto e il giudizio chiaro. L’ideale di progresso spesso diventa Utopia, una condizione estremamente pericolosa, un sogno di grandezza che già fece perdere ai nostri progenitori il Paradiso terrestre. L’utopia dell’essere come dèi, che è riaffiorata nella modernità del tutto e subito, e con facilità. Scrive Chesterton, con luminosa capacità profetica: “Tutti si lamentano della nostra epoca tumultuosa e dinamica, ma in verità, caratteristica principale di quest’epoca è la sua profonda pigrizia e stanchezza, ed è precisamente questa effettiva pigrizia la causa dell’apparente tumulto. (…) Ci sarebbe meno rumore se ci fosse più attività, se la gente camminasse semplicemente coi propri piedi. Il nostro mondo sarebbe più silenzioso se fosse più dinamico. E questo che è vero dell’apparente trambusto fisico è vero anche dell’apparente trambusto intellettuale. Il meccanismo del linguaggio moderno è in gran parte un meccanismo per il risparmio di energia; esso risparmia l’energia mentale più di quel che dovrebbe. Si usano le frasi scientifiche come ruote scientifiche e come stantuffi per rendere più rapido e facile il cammino delle comodità”. 

La provocazione del grande Chesterton risuona, dopo tanti decenni, sempre più vera. L’auspicio è che ci sia qualcuno in grado di coglierla, lungo le sponde del Tamigi, ma soprattutto lungo quelle del Tevere.

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