BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TESTORI/ Sgarbi: ha insegnato ai cattolici che senza corpo non c'è fede

Pubblicazione:

Giovanni Testori (Immagine d'archivio)  Giovanni Testori (Immagine d'archivio)

Tutta la tradizione lombarda ha in sé questa componente potentemente umana, turbata. La sofferenza di Testori è quella degli uomini durante la peste manzoniana. Esaltava tutto ciò che era umana fragilità; gli piacevano Courbet, Soutine, poi il sofferente Varlin, la natura primordiale di un Ennio Morlotti.

Lei ha scritto su Panorama che vi siete conosciuti nel ’78, complice Giorgione. Come accadde?
Venne a Castelfranco Veneto ad un convegno su Giorgione, dove io − avevo 25 anni − proposi di sottrarre alle sue opere il fregio di casa Pellizzari. Era una tesi impopolare, ma Testori mi diede ragione. Poi, nell’80, scrisse un articolo sul Corriere magnificando una mia mostra su Palladio e il manierismo, dando una portata nazionale alla mia attività. E' sempre stato dalla mia parte.

In che cosa lei si considera vicino a lui?
Francesco Arcangeli, mio maestro, era un Testori bolognese. Nella loro concezione c’è la perfetta coscienza, a mio modo di vedere condivisibile, che arte e vita sono la stessa cosa. Arte e vita si incontrano nel − anzi, sono − turbamento. L’arte non può essere solo rappresentazione iconografica o fotografica di qualcosa, è manifestazione del sé, dell’autentico.

Chi non conosce Testori come critico d’arte cosa dovrebbe leggere?
La stroncatura di Gae Aulenti autrice del Museo d’Orsay di Parigi. La schiaffeggiò pubblicamente in una pagina meravigliosa, memorabile.

Lei presenterà oggi a Milano Il senso della nascita, una conversazione da poco rieditata di Testori con Luigi Giussani, fondatore di Cl. Cosa pensa di quel dialogo?
So che la partecipazione di Testori a una militanza cattolica corrisponde, appunto, all’incontro con Comunione e liberazione e al suo dialogo con Giussani. Io non saprei dire quale influenza o fascino Giussani esercitò su Testori. È probabile che per un cattolico come Testori quell’amicizia fosse una sorta di autotutela, l’ansia di una garanzia contro la sua pulsione sessuale trasgressiva; oppure, che vi cercasse il perdono dopo il peccato. Il peccato è al tempo stesso estasi e turbamento, sofferenza.

Da molti critici Testori è stato accusato di occuparsi soltanto delle sue private ossessioni, quasi a discapito della dimensione pubblica. La sua opera ha anche una attualità civile, comunitaria?
Sì, esattamente la stessa che ha in Pasolini. Testori è stato per la Chiesa ciò che Pasolini è stato per la sinistra. Entambi non riuscirono a trovare in esse tutte le garanzie che cercavano: Pasolini accusò la crisi della sinistra, Testori quella della Chiesa, nella misura in cui vi scorgeva un limite alla propria aspirazione individuale. La sua attualità è quella della sua visione apocalittica: il senso di una decadenza nella quale siamo immersi, e che soltanto i valori religiosi possono contrastare, dandoci una visione diversa del mondo.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.