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11 SETTEMBRE 1683/ L'assedio di Vienna, lo scontro di civiltà e la tazzina di caffè

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Vienna (InfoPhoto)  Vienna (InfoPhoto)

Intanto, in quella drammatica giornata di settembre del 1683, almeno 2mila morti nello schieramento della Lega Santa erano rimasti sul campo e molti di più (si dice 15mila) tra gli sconfitti. Pochi mesi dopo, il comandante delle truppe di assedio, bollato dai vertici del governo turco come responsabile della disfatta della verde armata, fu strangolato a Belgrado, che di lì a poco pure avrebbe capitolato, aprendo altre falle nella potenza della Sublime Porta, destinata a quella lenta erosione proseguita fino ai tragici rivolgimenti della Prima guerra mondiale.

Ci sono ai giorni nostri ancora molti che si inebriano a sentir rievocare il cozzo furioso delle spade e l’urlo devastante delle bordate di artiglieria nei romanzi di avventura, nei film a sfondo militaresco, o in certa pubblicistica apologetica. Non bisogna essere ingenui: la storia degli uomini è sempre stata striata di sangue. Il ricorso alla violenza ha accompagnato come sottofondo continuo i rapporti che gli Stati del mondo eurasiatico e mediterraneo hanno stabilito tra di loro anche nel millennio e mezzo aperto dall’inizio della dissoluzione dell’antico impero di Roma, che già del resto, prima di loro, aveva poggiato la propria fortuna sulla forza della paura non meno che sulla ratio ordinatrice del diritto e sullo sviluppo delle relazioni economiche e culturali. 

Ma allora occorre essere onesti: non si può confondere quella che − in certi momenti drammatici di difesa, oppure nel quadro di politiche magari anche molto discutibili di rafforzamento della propria sicurezza e della propria potenza materiale − può rivelarsi come una dolorosa scelta, più o meno obbligata, con la regola ideale della convivenza tra i popoli in uno spazio geografico condiviso. Le società umane non sono fatte per scannarsi a vicenda. Possono integrarsi ed equilibrare anche a distanza la loro energia contrapposta di pressione. Possono armonizzarsi senza distruggersi. E negoziare la coesistenza vuol dire, inevitabilmente, gestire la complessità, far incontrare i diversi. Vuol dire puntare su ciò che può arricchire entrambi gli interlocutori invece che esasperare la divaricazione radicale degli interessi, delle identità separate e dei punti di vista conflittuali.

In sede storica non si può ragionare con i “se” e distribuire patenti di assoluzione o condanne capitali. Quello che è stato è stato, e forse non poteva essere fatto diversamente. Però, a mente fredda, si può anche ragionare sulle scelte compiute e cercare di capire qual è stato il senso profondo della logica a cui si sono ispirati i protagonisti di una vicenda plurisecolare come il confronto tra islam e fede cristiana sui bordi del Mare Nostrum conteso dallo scettro degli imperi in lotta tra di loro. 



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