BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

11 SETTEMBRE 1683/ L'assedio di Vienna, lo scontro di civiltà e la tazzina di caffè

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Vienna (InfoPhoto)  Vienna (InfoPhoto)

Una lettura polemica molto sbrigativa (ma anche molto diffusa) tende a vedere in episodi come quello della battaglia di Vienna alla fine del Seicento il riflesso di uno spietato “scontro di civiltà” in cui si sono fronteggiati, dall’inizio dell’espansione arabo-musulmana del VII secolo fino al nostro secolo XXI, un Oriente e un Occidente equiparati a due blocchi compatti e solo nemici, con una loro religione e una loro ideologia politica assolutamente alternative e inconciliabili. Per vivere nella stabilità e continuare a crescere, il secondo doveva difendersi con ogni mezzo dal primo che lo accerchiava, demonizzato addossandogli i panni dell’aggressore infedele e diabolicamente oppressivo.

Le barricate innalzate e lo squilibrio del terrore coprono, certamente, una parte della verità, ma non la esauriscono. Al di sotto della repulsione istintiva, ci sono stati anche i cedimenti, le spinte a entrare in rapporto, le contaminazioni. I due mondi ostili si sono influenzati l’un l’altro e in certi ambiti limitati, fino a un certo punto, hanno intrecciato i loro destini: nel campo del pensiero come in quello degli usi sociali e delle strategie del potere. L’intolleranza religiosa, in primo luogo, è stato un virus comune. Persino a margine dello scontro epocale del 1683, non si registrarono solo distruzioni: il ricordo luttuoso del “crescente” di luna dietro le cui bandiere si schieravano le armate ottomane si tramutò nel trionfo del croissant adottato dalla pasticceria dei paesi cristiani, si dice, importandolo dalla cucina turco-orientale; così come i sacchi di caffè confiscati nel saccheggio degli accampamenti dell’esercito allora sconfitto resero possibile il decollo della nuova bevanda che, da Vienna, conquistò gradualmente le élite della cristianità moderna.

A tal punto turchi ottomani e principi cristiani entrarono in una storia almeno in parte di collusione, che non possiamo sottovalutare il peso dei condizionamenti puramente politici e materiali alla base di manovre aggressive a prima vista marcate, in superficie, dalla volontà di imporre la propria fede contro fedi rivali. Dietro il barbaro massacro dei martiri di Otranto, nel 1480, sembra probabile che ci fosse la complicità dei Medici di Firenze e prima ancora un tacito accordo con la potenza veneziana, desiderosa di comprimere la forza degli Aragonesi nel Sud d’Italia. Già l’anno prima la Serenissima aveva stipulato una pace con il nemico ottomano, rinunciando all’isola di Negroponte e all’Albania, ma ottenendo in cambio di inviare a Costantinopoli un vetraio di Murano e il pittore Gentile Bellini, che ritrasse l’odiato sultano e per lui dipinse l’immagine della Vergine Maria, facendola più bella delle icone greche. E prima ancora, nel 1477, era circolata la voce che i raid turchi in Friuli fossero stati facilitati, in senso contrario, dagli Asburgo e dal conte di Gorizia per mettere in ambasce Venezia. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >