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SOCCI/ "Lettera a mia figlia": non ci appartiene neppure il dolore che viviamo

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Michelangelo, Pietà Rondanini (Immagine d'archivio)  Michelangelo, Pietà Rondanini (Immagine d'archivio)

In questo cammino di fede la speranza si accresce e diventa chiaro che Dio «non è venuto a spiegare la sofferenza. È venuto a riempirla della Sua presenza» (P. Claudel). Anche se «sembra che da nessuna parte, in questo crollo del mondo moderno, si trovi un segno vero di rinascita e speranza», invece «un mondo nuovo sta iniziando silenziosamente e nessuno se ne accorge». Quel mondo è testimoniato dai luoghi e dai volti dove un ragazzo o un adulto può incontrare Cristo, «l’unico veramente affascinante della storia, […] l’unico amico fedele, il solo che ha pietà di noi uomini». Che cosa sta in piedi nella vita? Tutto è spazzato via dal tempo e dalla morte. Tutto senza eccezioni: la giovinezza, la bellezza, l’amicizia, le persone care. «Stat crux dum volvitur orbis», la croce rimane salda, mentre tutto passa. Come scriveva don Divo Barsotti: «Nulla che sia fatto da noi, che si compia quaggiù in terra, è definitivo. […] Viviamo soltanto per imparare a desiderare la vita», la vera vita, l’eternità. 

«Caterina sta nuotando verso riva. È una traversata durissima, ma un grande calore umano la sostiene: quella compagnia che è il volto e la carezza del Nazareno nel mondo. C’è Qualcuno che è più forte di ogni tsunami» (Socci). Memori che Cristo ha vinto il male e la morte e ha riempito della Sua presenza il deserto del mondo, uniamoci tutti con Socci nella preghiera per Caterina.



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