BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TANTARDINI/ Amati per primi: quella "simpatia" tra don Giacomo e il card. Bergoglio

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

Nella sua prefazione, il cardinale Bergoglio delinea tre punti che rappresentano una sorta di filo conduttore del libro. Il primo è che la fede non nasce dall’uomo: «Alcuni credono che la fede e la salvezza vengano col nostro sforzo di guardare, di cercare il Signore. Invece è il contrario: tu sei salvo quando il Signore ti cerca. Quando lui ti guarda e tu ti lasci guardare e cercare. Il Signore ti cerca per primo».

Il secondo è simile al primo: sembra infatti che, una volta diventato cristiano, il rimanere e camminare nella fede sia affidato alla capacità dell’uomo. Scrive invece il cardinale: «Non solo l’inizio della fede è opera del Signore. Anche il rimanere in essa. Così l’apostolo prediletto, Giovanni, rappresenta chi attende di essere amato, e rimane per grazia, e non per sforzo, in quest’attesa. In lui appare evidente che “se non si è prima amati (cfr 1Giovanni 4, 19) non si può ne amare né seguire”. In lui si rinnova ogni istante l’attesa dei gesti del Signore, l’attesa di quei nuovi inizi nei quali la libertà aderisce alla grazia “per il piacere da cui è attratta”». Così che anche l’azione nasce da una grazia e da una domanda. E solo il riaccadere della grazia rende feconda, felice, l’azione stessa.

Il terzo punto, conseguenza dei primi due, è che questa grazia dell’inizio e del rimanere nella fede porta con sé gratitudine e felicità; da qui l’interesse del cuore umano, che può essere avvinto solo da una felice attrattiva. Una felicità in speranza, proprio perché si tratta di una gioia «che è sempre una grazia», quindi «precaria», perché non nasce dall’uomo ma dal Signore. «E’ la felicità dei poveri, che ne godono come dono gratuito. La felicità di chi vive sempre sospeso alla speranza del Signore», scrive il cardinale.

Un ultimo cenno riguardo le due Città: sono ben distinte in Agostino (nonostante la perdita della grazia, attraverso il peccato, trasferisca dall’una all’altra), quindi la Città di Dio non può avere pretese egemoniche sulla Città degli uomini, pena il suo snaturamento. E proprio perché la fede nasce da una grazia immeritata non c’è accusa contro i cittadini della Città dell’uomo che non hanno questo dono. Ma simpatia e misericordia. Sintetizzo qui un punto non secondario della lettura di Agostino da parte di don Giacomo, che partecipa di quello sguardo di simpatia e misericordia verso la Città degli uomini di papa Francesco. Uno sguardo rispettoso e aperto. Consapevoli entrambi, tra l’altro, che i cittadini della Città di Dio che vivono in questo mondo (gli uomini che vivono della grazia di Dio) partecipano del benessere della Città degli uomini e soffrono dei suoi conflitti e delle sue ingiustizie. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >