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TANTARDINI/ Amati per primi: quella "simpatia" tra don Giacomo e il card. Bergoglio

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Certo, Jorge Mario Bergoglio, papa Francesco, ha una storia diversa da quella di don Giacomo Tantardini, una sensibilità diversa nel declinare il cristianesimo: l’uno figlio della Chiesa sudamericana, l’altro di quella ambrosiana. Ma il punto di partenza, e di ripartenza, è l’eguale. Tanto che quando don Giacomo fece inserire il suo ultimo intervento su 30giorni, volle che accanto fosse pubblicato uno scritto del cardinal Bergoglio. Si tratta di due omelie: la prima tenuta da don Giacomo nell’anniversario della morte di don Giussani (proprio a Padova), la seconda era del cardinale argentino, pronunciata durante una messa a san Lorenzo fuori le Mura, a Roma, invitato dal suo amico sacerdote. «Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?», era la domanda con cui iniziava don Giacomo, che sintetizzava la sua angoscia per la situazione della Chiesa e del mondo. E concludeva con l’abbandono del bambino che si affida e affida tutto nelle mani del Signore.

«Lo Spirito sempre è nuovo, sempre viene per rinnovare. È quello che abbiamo sentito nella prima lettura, la profezia: “Io faccio nuove tutte le cose”. Così fa Dio, così fa lo Spirito. Perciò chiediamo l’aiuto di Dio di essere attenti alla voce dello Spirito, alla novità» spiegava il cardinal Bergoglio nello scritto pubblicato su 30giorni. Quasi una risposta a quell’affidamento bambino.

«Io faccio nuove tutte le cose»: una profezia avverata, stando a quanto accaduto successivamente, quando papa Francesco, nuovo vescovo di quella Roma la quale presiede nella carità, si è affacciato a piazza san Pietro. Una sorpresa per il mondo, una commozione nuova. Lasciamoci sorprendere dal Signore, ha detto il nuovo papa nella notte di Pasqua. Così che quell’iniziale commozione si rinnovi e viva nel presente.

 

(Graziano Debellini)



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