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VISTO DAGLI USA/ Così le nozze gay mettono a rischio la democrazia

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Quanto all’“uguaglianza matrimoniale”, quella che è stata realizzata è una manovra che, naturalmente con altri esempi, Aristotele già chiarisce nella sua Retorica: in ogni dibattito quello che conta prima di tutto è come si spostano i termini della questione. Nel momento in cui questo tema è stato enunziato in termini legalistici e pragmatistici, coloro che insistono su una definizione di valori si sono trovati già sull’orlo della sconfitta − soprattutto in un paese come questo, con la sua forte tendenza anti-intellettuale. Se parlo di matrimonio e previdenza sociale, ottengo subito un’attenzione simpatetica; se invece tento di attirare l’attenzione sulla definizione del concetto, rischio che i miei interlocutori comincino a guardare l’orologio.

Per marcare bene a che punto siamo arrivati debbo ricorrere ancora una volta a un esempio inglese (come altrimenti dare un’idea di infiltrazione semantica?). Chi mantiene una posizione critica verso l’idea del matrimonio fra persone dello stesso sesso ovvero genere, qui viene stigmatizzato come bigot − che non è affatto la stessa cosa che essere chiamato bigotto in Italia. Il bigotto italiano, come sappiamo, è colui che ostenta religiosità dedicandosi soprattutto alle pratiche esteriori  del culto. Il bigot anglosassone invece è qualcosa di ben più grave: è una persona con “forti pregiudizi, soprattutto su questioni religiose, razziali e politiche, e intollerante di coloro le cui opinioni differiscono dalla sua”. Insomma: il bigotto italiano rischia di essere preso in giro, mentre il bigot americano rischia di perdere un’elezione, o un impiego. Infiltrazione semantica, appunto: il termine che originariamente designa un atteggiamento intollerante viene oggi usato come arma dagli intolleranti.

In una  recensione, apparsa recentemente sul settimanale The New Yorker, del libro di uno storico inglese su Galileo si citava con approvazione una frase con cui quello storico caratterizzava l’Inquisizione italiana (in contrasto con quella spagnola): “Terrorismo di sfondo, ma a livello moderato”. Non ho la competenza per pronunciarmi sulla pertinenza di questa definizione per l’Italia dei tempi di Galileo. Ma dopo alcuni decenni di soggiorno negli Stati Uniti mi sento, pur con tutti i miei limiti, abbastanza socialmente competente per dire che in questi ultimi anni la situazione si è fatta in molti campi così pesante che si può parlare dell’emersione di un terrorismo intellettuale e politico di sfondo, a livello moderato. La democrazia americana è ancora abbastanza forte per controllare questa tendenza con la contro-tendenza delle armi “bianche”: la pazienza e il dialogo; ma bisogna collaborare.

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