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RAYMOND BOUDON/ Chi era il sociologo laico che preferiva Dio alla scienza?

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Raymond Boudon (Immagine d'archivio)  Raymond Boudon (Immagine d'archivio)

Per tale strada l’adesione a credenze religiose diventa qualcosa di diverso da una semplice reazione dell’essere, che si attiva sotto il peso dei soli sentimenti o a seguito dei condizionamenti socio-culturali. Le stesse culture, a suo avviso, non si attivano che dopo che il singolo ha prestato loro credito e continuano ad esistere solamente fino a quando quest’ultimo continuerà a riconoscerle come accettabili. Certamente il singolo può sottoscrivere erroneamente norme ed a principi che, in un periodo successivo, gli si sveleranno come falsi e caduchi. Ma proprio quest’aspetto, che per molti costituisce indice di relativismo culturale, è per Boudon la prova del carattere manchevole delle analisi umane: l’errore, così visibile nella storia della scienza sperimentale, non è certo meno in opera quando si tratta di credenze e di valori.

Il riconoscimento dell’accademia francese dell’opera di Boudon è stato ambivalente. Muovere contro la tradizione durkheimiana, rappresentata da Bourdieu o contro un’applicazione estesa dello strutturalismo, rappresentato da Levi-Strauss, o ancora contro la filosofia di Michel Foucault voleva dire andare contro il mainstream della Francia intellettuale degli anni settanta e ottanta. Ritenere che il soggetto si ponga dinanzi ai problemi scegliendo consapevolmente tra i diversi valori, ne fa qualcosa di diverso da un semplice attore condizionato. Gli stessi errori nei quali questi può incorrere dimostrano l’esistenza di una spinta a cercare il vero ed il giusto ovunque, anche a costo di sbagliare. All’antropologia dell’uomo condizionato dal contesto fino ad esserne completamente dipendente, ma anche a quello di un soggetto limitato alle sole logiche utilitarie Boudon contrappone così quella di un soggetto che si ripropone, in ogni caso, di cercare la verità. Da laico e da non credente era colpito dalla statura intellettuale morale di Benedetto XVI e ne ammirava il rigore logico.

Ciò era per lui fonte di quieta soddisfazione. Da Boudon in poi il credere cessa di confondersi con la credulità ma diviene la risposta ad un’esigenza. A partire dalla sua prospettiva è possibile vedere nel credere religioso il segnale di un soggetto che si imbatte in momenti ed in situazioni alla luce delle quali diviene per questi necessario guardare al di là del quotidiano e interrogarsi sulle ragioni ultime dell’esistenza. Le risposte che trova hanno un senso e provengono da una procedura di ricerca non dissimile da quella di chi cerca le verità nell’universo fisico-naturale. Per la sociologia si apre un nuovo capitolo, ma anche per l’analisi sociologica della dimensione religiosa comincia una nuova fase.

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