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MARIA SIBYLLA MERIAN/ L'esperto: sintesi tra arte e scienza "leggera" come le farfalle

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A questo riguardo ci sono due aspetti importanti. La prima è l’importanza del collezionismo nell’avanzamento della ricerca scientifica. Da almeno un secolo, all’epoca di Sibylla, erano divenute di gran moda le wunderkammer, i gabinetti delle meraviglie, nelle quali la nobiltà rinascimentale raccoglieva curiosità naturalistiche. Da questo fenomeno nasce il collezionismo naturalistico che si rivolge, in modo particolare agli insetti (farfalle e coleotteri) e alle conchiglie dei molluschi. Il collezionismo rappresenterà, nel ‘700 e nell’800 una base fondamentale per la descrizione di nuove specie.

Il secondo aspetto? E' legato al primo ed è quello delle esplorazioni geografiche che nel ‘700 trovano il loro massimo sviluppo portando in Europa una quantità di novità tra cui una straordinaria messe di conoscenze naturalistiche. Il lavoro di Sibylla, come pittrice come scienziata, con lo straordinario fenomeno della spedizione in Suriname si pone al centro di queste due tendenze convergenti. 

A quel tempo la ricerca scientifica sugli insetti era davvero così trascurata? La storia della Zoologia sistematica è abbastanza peculiare. Nel 500’ e 600’ gli sforzi della ricerca biologica sono tutti dedicati ad aspetti anatomici e fisiologici sulla scia dell’Umana corporis fabrica di vessalio e al De motu cordis di Harvey e la zoologia rimane appannaggio di pochi. Nel ‘700 in pieno spirito enciclopedistico il quadro cambia con una tensione ad una descrizione di tutti gli organismi che trova il suo punto di sintesi nell’opera linneiana del 1758. Sibylla si presenta quindi come un’antesignana di una tendenza che rappresenterà per oltre un secolo una delle direttive principali della biologia. Oggi, in un momento in cui tutti parlano di biodiversità, ma i finanziamenti a disposizioni degli zoologi per ricerche naturalistiche sono sempre più un’eccezione avremmo bisogno di personaggi come Sibylla, zoologi sistematici in grado di valutare per davvero l’eventuale riduzione della biodiversità del secolo ventunesimo.

 

(Claudio Perlini)



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