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IDEE/ Zoja: così la paranoia ha infettato la politica

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Loro sono giovani e arrabbiati. Io non sono né l’una né l’altra cosa. Quando l’ho fatto ho scritto quindi anche cose che contraddicevano la loro linea editoriale. In particolare riguardo al concetto di indignazione. Occorre assumersi una responsabilità delle parole: dirsi indignati vuol dire non riconoscere la dignità dei propri interlocutori, rifiutando quindi ogni forma di dialogo. Mentre dovremmo fare il lavoro opposto e riconoscere la dignità a qualsiasi avversario.

Le si potrebbe replicare che anche lei nel suo libro auspica il recupero di “una capacità di indignazione”.
Quando ho scritto quel passaggio non c’erano ancora i movimenti che cavalcano lo sdegno popolare come ora. Con quelle parole intendevo descrivere la necessità di un sentimento interiore di indignazione, che contempla una assunzione di responsabilità che si traduca in un impegno. Un sentimento che non degeneri nelle opposizioni inconciliabili, collaborando collettivamente ad un positivo. È molto pericoloso spingere le situazioni sino al punto di rottura. Quando il senso di indignazione si spinge oltre quel punto le persone non si sentono più responsabili delle proprie azioni, proprio come nei linciaggi.

Lei ha descritto le caratteristiche dei leader paranoici di successo, il quale è “un maestro di difese psichiche”. Venendo alla attualità, non crede che Beppe Grillo potrebbe essere ascritto a questa categoria?
Penso che Beppe Grillo sia un uomo intelligente, ma il suo linguaggio politico nasce da una autoeccitazione e dal populismo, nutrendosi di argomentazioni eccessivamente semplificatrici. È molto pericoloso e irresponsabile dire, per guadagnare consensi, che si possa uscire dall’euro. Inoltre il rifiuto del confronto da parte del comico genovese potrebbe essere un indicatore di un atteggiamento paranoico.

Corrado Augias l’ha invitata in trasmissione per “diagnosticare” la paranoia di Berlusconi nei confronti della magistratura. Il Cavaliere non è diventato a sua volta oggetto di atteggiamenti paranoici?
Io non ho alcuna simpatia politica per Berlusconi, e non seguo con particolare passione la situazione politica italiana. Ma recentemente sull’Herald Tribune, accanto alla notizia della condanna di Berlusconi, ne ho letto un altro dove si sottolineava la insolita simultaneità della pubblicazione della motivazione della sentenza, quando normalmente occorrono tra gli 80 e i 90 giorni. È curioso che la notizia sia stata riportata da un quotidiano dell’area liberal americana, certo non favorevole a Berlusconi, mentre invece la stampa italiana ha trascurato la cosa.

(Claudio Mercandelli)



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