BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

EDUCAZIONE/ Come si "aiuta" la capacità di giudicare?

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

La calibratura delle fonti è per lo più ignorata. Eppure, essa, costringendo a ragionare, è il procedimento fondamentale per la costruzione di un saggio, breve o lungo che sia. Così disarmati, gli studenti non comprendono la storicità del mondo reale: sfugge loro totalmente la relatività dei dati empirici e il bisogno di verificare costantemente i punti di vista sviluppati nell’esperienza. Sono cioè esposti alla manipolazione. Prima di “educare alla cittadinanza” bisognerebbe forse educare alla capacità di giudicare. Ma quest’ultima oggi non è ben vista: chi giudica potrebbe sviluppare un punto di vista anche originale e così sottrarsi al pensiero dominante (è lecito ritenere che si sia individui prima di essere cittadini).

Nel declino della capacità di leggere vi è forse dell’altro. Oggi la lettura non è più la via necessaria per apprendere i contenuti che oggi sono considerati utili. Tali informazioni passano ormai per l’immagine o per il filmato. La parola scritta è legata a una forma di comunicazione che si ritiene datata. Siamo nel terzo millennio, dicono gli agit-prop del “nuovo che avanza”, bisogna adattarsi allo Zeitgeist. Anche la scrittura è vista in modo diverso dal passato: dai segni materiali – fatti con la biro o altro – si passa ai segni digitali. È una bella comodità, che tuttavia abolisce l’esperienza psico-fisica della scrittura e, forse, può contribuire a rendere più difficoltoso il processo di lettura.

Si dice che l’uso dei messaggi brevi via telefono cellulare abbia riportato in auge la scrittura presso i giovani. A ben vedere, non è del tutto così: piuttosto, si è diffusa una tecnica basata sulla selezione e copiatura di immagini dei segni grafici. La scrittura diventa un sottosettore della grafica digitale.

La lettura esige uno sforzo astrattivo a più livelli – impresa oggi inconcepibile. Chi legge deve sostare, concentrarsi, individuare le parole e collegare le parole in frasi, rileggere, riflettere per passare dalle parole al significato, che non si vede, non si annusa, non si ode, ma si coglie nell’esperienza della natura semiotica del testo, là dove una sequenza di segni grafici rimanda ad altro – a un “altro” che, inoltre, non è isomorfo al piano grafico, dato che le parole si manifestano nella successione spazio-temporale, mentre il significato è organizzato su più di una dimensione e si caratterizza per collegamenti imprevedibili tra le sue componenti.

L’impresa della lettura fuoriesce dai criteri di misura del mondo stabiliti dalla civiltà “pop” diffusa nel mondo occidentale. In un articolo uscito sul Foglio del 12 aprile, Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro citano alcune riflessioni di Lucio Spaziante, che meritano di essere qui riprese: “La cultura pop si contraddistingue come una cultura del fare piuttosto che del sapere, dove per lasciare spazio alla spontaneità si preferisce non sapere, dove la pratica conta più della teoria” (Sociosemiotica del pop. Identità, testi e pratiche musicali, Carocci, Roma 2007). 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >