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ORWELL/ Il Grande Fratello ci guarda ancora

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George Orwell (1903-1950) (Immagine d'archivio)  George Orwell (1903-1950) (Immagine d'archivio)

Per questo Orwell rifiutò le seduzioni delle utopie totalitarie, che sognavano una palingenesi, un rifacimento del mondo secondo i propri progetti e visioni, e descrisse nelle sue distopìe tutti i rischi di questi disegni che più che sogni portano ad incubi. “Siamo impegnati in un gioco in cui non possiamo vincere. Alcuni fallimenti sono migliori di altri, questo è tutto”. Così scrive, alla luce del suo senso della storia, nel suo capolavoro 1984

Il realismo fantastico di Orwell aveva radici profonde nella sua personale vicenda umana. Eric Arthur Blair, che avrebbe poi assunto lo pseudonimo di George Orwell, era nato in India agli albori del secolo, figlio di un funzionario britannico, di origine scozzese. Andò poi a studiare in Inghilterra, dove ebbe a patire per le umiliazioni subite da parte dei compagni di studio di college e della snobistica società inglese, in modo molto simile a quello che era accaduto all’incirca negli stessi anni a Clive Staples Lewis, il futuro autore delle Cronache di Narnia. Fu in tale situazione che maturò la sua simpatia per il socialismo, per una politica che si prendesse cura dei poveri, degli svantaggiati. Lasciò quindi il college per tornare in India, e per vivere si arruolò nella polizia. Fu un’esperienza traumatica, che lo riempì di disgusto per l’arroganza imperialista britannica. Decise quindi di andarsene e tornare in Europa. Andò a vivere a Parigi, mantenendosi con lavori umilissimi. Fu un’esperienza che ispirò il suo romanzo d’esordio: Senza un soldo a Parigi e Londra, pubblicato nel 1933 con lo pseudonimo che non abbandonerà più: George Orwell. 

Esordisce nel giornalismo, collaborando con il quotidiano Le Monde. Rientra quindi in Inghilterra, dove inizia a scrivere per diverse riviste, e facendo anche l’insegnante elementare. Nel 1936 inizia a girare per le zone più colpite dalla depressione economica, nell’Inghilterra settentrionale, tra i minatori e gli operai che vivevano in drammatiche condizioni di povertà. A Newcastle incontra la donna della sua vita, Eileen O’Shaughnessy, figlia di immigrati irlandesi, che sarà sua moglie e musa ispiratrice. Orwell descrisse in articoli, saggi e racconti la condizione disperata di quella gente dello Yorkshire e del Lancashire, di un’Inghilterra dimenticata dai potenti. È il momento di massima simpatia dell’autore per le idee socialiste. Addirittura decide di recarsi volontario in Spagna, dove era scoppiata la guerra civile, per combattere contro Franco nelle fila del Partito Obrero de Unificacion Marxista d’ispirazione trotzkista. 

La vicenda del volontario inglese ispirò qualche anno fa il regista Ken Loach che raccontò nel film Tierra y Libertad le vicende di questi idealisti provenienti da diversi paesi che sognavano una sinistra libertaria e che vennero spazzati via prima ancora che da Franco dagli stalinisti spagnoli, i quali agivano sotto lo stretto controllo dei consiglieri militari sovietici. Orwell lasciò la Spagna per far ritorno in Inghilterra ormai profondamente disilluso dal comunismo. 



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