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IDEE/ Ripartiamo dall'Uomo, lasciando perdere i calcoli

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Un vecchio e un bambino (InfoPhoto)  Un vecchio e un bambino (InfoPhoto)

Negli ultimi duecento anni, le discipline umanistiche sono passate in secondo piano perché non basate su fondamenti scientifici. Medicina, biologia, economia, neuroscienze si sono sostituite integralmente all'umanesimo per andare alla scoperta dell'uomo e dell'universo. La sensazione che si ha oggi, però, è che alla fine quello che abbiamo perso è proprio il rispetto per l'Uomo con la "U" maiuscola.
Stiamo assistendo ad una progressiva spersonalizzazione nella vita quotidiana, nella scuola, nelle aziende, nelle assemblee, nelle famiglie. Dobbiamo fermarci e tornare a pensare, con lo scienziato J.D. Barrow, che "Non esiste formula che possa esprimere tutta la verità, tutta l'armonia, tutta la semplicità. Nessuna teoria del tutto potrà mai farci comprendere ogni cosa". In breve, dobbiamo dismettere l'arroganza di una pretesa onniscienza per tornare nei confini del nostro essere parte di una realtà che ci travalica e che è infinitamente più grande di noi. Le discipline umanistiche non avranno una base solidamente scientifica, ma spesso sanno raccontare meglio di mille analisi neuroscientifiche cosa sta nascosto nel cuore e nel cervello di una persona. Le sue paure, le sue emozioni, i suoi sogni. Abbiamo un bisogno disperato di un ritorno prepotente dell'etica, di quella consapevolezza diffusa che ci consente di discernere tra quello che è giusto e quello che è sbagliato, indipendentemente dalle nostre ambizioni di voler dominare il tutto e di voler misurare tutto con degli indici che esprimono un freddo numero, ma non quello che ci sta sotto.
Il 18 marzo 1968, in un memorabile discorso all'Università del Kansas, Robert Kennedy diceva: "Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta".

Ricominciamo a costruire il domani dall'elemento più prezioso e insostituibile. L'uomo.

 

(Dedicato a Carmelo Bongiovanni. Un Uomo)



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