BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

25 APRILE/ Aldo Gastaldi, l'eroe cattolico che "rubò" la Resistenza ai comunisti

Pubblicazione:

Aldo Gastaldi (1921-1945) (Immagine d'archivio)  Aldo Gastaldi (1921-1945) (Immagine d'archivio)

Certo, un cattolico al comando della brigata “Garibaldi Cichero”: una cosa che, oggi, gli esponenti del centrodestra fanno tanta, ma tanta fatica a capire. Invece, in questa brigata sussisteva un servizio religioso ben organizzato con tanto di cappellano e una preghiera che va citata per intero: «Vergine Maria, madre di Dio, rendimi un patriota intelligente e onesto nella vita, intrepido nelle battaglie, sicuro nel pericolo, calmo e generoso nella vittoria. Accetta i sacrifici e le rinunce della mia vita partigiana e concedimi di raggiungere, con purezza d’intenzioni, l’ideale che donerà alla Patria con lo splendore delle antiche tradizioni, l’ebbrezza di nuove altissime mete”. E va detto che anche i comunisti presenti nella banda erano altrettanto generosi, integri e altruisti, appartenenti a un  monachesimo laico di cui si è perso lo stampo.

Durante l’inverno del 1943, “Bisagno”, conscio di non poter compiere grandi azioni offensive, allenò i suoi uomini in lunghe marce sulle montagne che conosceva alla perfezione; poi il 21 marzo il primo colpo di mano contro una caserma della Guardia Nazionale Repubblicana a Borzonasca, e poi l’attacco alla caserma di Rovegno, dove Gastaldi dimostrò un eccezionale sprezzo del pericolo, riaccendendo una miccia corta e saltando giù dal tetto di una palazzina un attimo prima dell’esplosione.

La dirigenza comunista, che aveva iniziato a guardarlo con sospetto, non tardò ad ammirare questo giovanotto che sapeva fare la guerra, pesando al minimo sulla popolazione e badando a non coinvolgerla nei rastrellamenti. I partigiani, inoltre, avvisavano i contadini se erano in partenza spedizioni fasciste per accaparrare derrate alimentari o bestiame così da riuscire a sottrarli alle requisizioni e avevano eliminato un paio di bande di grassatori che infestavano la zona. 

Nel luglio del 1944 la “Cichero” divenne una divisione, sempre controllata dal Partito Comunista e con crescenti successi che portarono alla diserzione di un intero battaglione alpino della divisione repubblicana “Monterosa”. Gli alpini divennero la guardia personale di “Bisagno”, dando prova di coraggio e fedeltà. Nel dicembre del 1944 iniziò un imponente rastrellamento contro la “Cichero”, ma dopo pochi scontri i nazifascisti trovarono il vuoto. I partigiani si erano volatilizzati e non si capiva come avessero fatto, ma migliaia di essi erano sotto gli stivali. La tattica di “Bisagno”, che anticipò quella dei vietcong, aveva la verità sotto gli stivali dei brigatisti neri. Dopo lunghe discussioni, “Bisagno” era riuscito a fare costruire ai suoi uomini caverne e buche perfettamente mascherate, nelle quali i partigiani resistettero per dieci giorni, aspettando che il nemico si allontanasse.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >