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IL CASO/ Il fallimenti della politica e la violenza contro la Storia

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Così, un nome come quello di Stefano Rodotà, non è opinabile come presidente della Repubblica per il motivo di essere stato formulato dalle Quirinarie, ma per la cultura di contestazione radicale alla tradizione, in particolare quella cattolica, che egli con la sua attività politica e giornalistica ha sempre promosso (basti ricordare le sue posizioni contro la parità scolastica, il ruolo sociale della Chiesa in Italia e le decisioni sul tema del fine vita).

Un presidente della Repubblica che vuole mettere il paese in grado di risolvere i propri problemi deve avere un atteggiamento riconciliante nei confronti delle tradizioni che lo hanno edificato, essendo capace di giudizio critico, ma anche di profetica comprensione. Non si trattava, quindi, di tifare per un presidente cattolico (così come non si tratta di tifare per un cattolico capo del governo), e infatti Napolitano certamente non lo è, ma di scegliere un uomo capace di guidare il presente senza un atteggiamento violento o ignorante nei confronti del passato. Per questo, quando Matteo Renzi scrive su Repubblica che lui vive il cristianesimo di fronte alla propria coscienza, bisogna riflettere: il cristianesimo, infatti, si vive di fronte alla storia.

Cinquant'anni dopo il Concilio Vaticano II è questa rivalutazione del tempo presente in relazione al passato, che emerge come il reale lascito del Concilio alla Chiesa: il cristianesimo o è qualcosa di reale nel tempo (con tutto il bagaglio di autorità concreta e contemporanea che il magistero della Chiesa esprime) oppure è una delle tante belle idee da applicare alla politica o alla filosofia. Senza storia, pertanto, non c'è cristianesimo e senza cristianesimo non c'è persona.

Questo è così vero che il primo gesto che la Chiesa propone ai bambini quando nascono è il Battesimo, l'immersione in un Tu che li precede e che, attraverso volti precisi, diventa l'ipotesi con cui entrare in ogni presente. È solo il rapporto con questo Tu vivo che può risvegliare in ognuno di noi la forza del cuore e la capacità reale di giudicare tutto. Altrimenti rimaniamo noi e le nostre ragioni a combattere per edificare il nostro mondo migliore. Sempre più ideologici e impenetrabili, ma anche sempre più soli. Il risultato è quello di un uomo orfano, arrabbiato e polemico, privo di quel rapporto col Padre di cui, magari nel silenzio del proprio giaciglio, sente, al calar della notte, un'inconfessabile nostalgia.



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