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DARWIN/ Se l'evoluzione non è un "dogma"

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(Immagine d'archivio)  (Immagine d'archivio)

Verrebbe allora da chiedersi quanto certi umanisti o certi scienziati “superati” abbiano in realtà “anticipato” Gould. Potremmo addirittura scendere sino alle origini ottocentesche della  paleontologia, per ritrovare, sempre in Italia, un altro scienziato umanista, l’abate Stoppani, geologo di vaglia e autore del best seller che diede il nome al celebre formaggio, Il Bel paese. Riflettendo sul Sentimento della natura e la Divina Commedia, nel 1865, di fronte ai segni di quei primi uomini che cominciavano allora ad essere rinvenuti, mentre l’antropologia inventava il concetto di «primitivi», e vedeva anche l’arte evolversi dal semplice al complesso, Stoppani così commentava, in una nota lunga due pagine: «I ritratti degli animali scolpiti da quegli antichissimi trogloditi, ti fanno spesso meravigliare per l’esattezza delle linee e la rassomiglianza degli aspetti. Tu vi distingui subito, senza dubitarne, l’uro, il bisonte, la renna, il cavallo, il cervo. Non manca qualche figura d’uomo, né la mossa talvolta sì ardita che non la sdegnerebbe certamente l’arte moderna. Quelle renne lanciate alla corsa, che adornano i rozzi scettri, o formano l’impugnatura dei pugnali, sono veramente ammirabili». 

La bellezza del vero, come la chiamava manzonianamente Stoppani; dell’esattezza e del dettaglio, come ce la ricorda la «storia naturale umanistica» di Gould, si incontrano in questa tradizione. Ecco perché interessa riflettere sul fatto che nel dialogo culturale uno dei massimi esponenti della scienza naturale contemporanea concluda il suo saggio quasi ripetendo un «mantra» di autentico sapore vichiano: «Questi dipinti ci parlano oggi con tanta eloquenza perché conosciamo gli uomini che li hanno fatti: siamo noi». Si tratta cioè di quegli stessi uomini che Darwin aveva studiato non solo nella loro evoluzione fisica e psichica, ma soprattutto nella loro costitutiva diversità linguistica, come animali che hanno cominciato ad inscrivere nel loro volto la coscienza delle loro emozioni: animali che fingono e sanno di fingere. «L’essere umano è una cosa doppia», sostiene Carlo Sini ragionando tra la storia umanistica di Vico e la storia naturale di Darwin. E come Vico, così Darwin coglieva nella profondità abissale del tempo il momento sorgivo e permanente dell’umano, e lo coglieva nella consapevole rappresentazione del linguaggio del corpo.

Le «due culture» si riuniscono quindi nei linguaggi di finzione, l’unico modo di ragionare in grado di rappresentare insieme indicativo e congiuntivo, dati ed ipotesi, fatti e desideri, istinto e ragione. Capace di illuminare per quasi quarantamila anni la grotta Chauvet con i «sogni», ossia i possibili ottativi, di quegli uomini del paleolitico che anche lo scienziato moderno può riconoscere come suoi contemporanei.

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COMMENTI
28/04/2013 - dogma...dogma (Piedenero Piedenero)

"Questi dipinti ci parlano oggi con tanta eloquenza perché conosciamo gli uomini che gli hanno fatti: siamo noi". Una sintasi che fa riflettere e suscita approfondimento.