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IDEE/ Il destino e le sue "tracce": così nasce la saggezza

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Anzi, l’interpretazione degli indizi − e il mondo e la vita sono una selva di indizi più o meno nascosti – è l’altra faccia della conoscenza, non meno “scientifica” e non meno provvisoria di quella delle scienze della natura, ed è quella che, per le sue fondamenta antropologiche ed esistenziali, costituisce il punto di raccordo tra il cosiddetto realismo ingenuo di cui è fatta la nostra conoscenza di ogni giorno e la teoria della conoscenza, intesa in senso rigoroso. 

L’interpretare è un atto costitutivo dell’esperienza umana. L’uomo vive interpretando. La vita quotidiana dell’uomo sulla terra è un continuo interpretare, sin dalle sue origini. Ed è questione di vita o di morte, di salvezza o perdizione... Il cacciatore che interpreta le tracce della preda o dell’animale selvatico. La madre e il padre che, preoccupati, interpretano i segni della malattia del loro bambino. Il contadino che scruta il cielo e cerca di interpretarne i segni per proteggere il suo raccolto. L’astronomo, sacerdote e re, che dalla sua ziqqurat guarda la volta celeste e cerca di cogliere il ciclo delle stagioni e dei climi e i loro imprevisti. Tutti costoro hanno in comune l’atto dell’interpretare. L’ultimo, l’astronomo che è anche sacerdote, interpreta come in un atto cultuale, legge le stelle per cogliervi la verità nascosta e misteriosa. Le stelle e gli dei finiscono qui per essere una sola cosa e la volta celeste diviene a sua volta il velo che rivela e che nasconde, sulle cui tracce si può cogliere qualcosa del destino. 

Il cacciatore che si china a interpretare le tracce dell’animale che sta inseguendo, tra le pietre o nell’erba, che scruta il cielo, il mare o l’orizzonte interpreta, legge dei segni e, dunque, li riconosce come tali, e sa che essi significano qualcosa di certo. Nel contempo, attinge alla sapienza di chi lo ha preceduto, evita le mosse sbagliate e mette in atto la strategia giusta. Sa con certezza, ma in maniera diversa dall’animale, come porsi rispetto al vento. Sa con certezza che dove l’erba è alta può nascondersi il serpente e sa con certezza quale serpente sia velenoso e quale no. Ma c’è di più: i segni che coglie nella natura e che gli parlano, lo spingono anche a costruire lui stesso altri segni. L’impronta del cinghiale lo spinge a imitarne l’immagine, i rami che proteggono dalla pioggia, ma non dai fulmini, lo spingono a costruirsi lui stesso dei ripari. Ogni saggezza nasce dall’osservazione e ogni osservazione è scoperta di segni o indizi, dunque un andare oltre l’osservazione per costruire attraverso la conoscenza una scienza nuova.

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