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LETTURE/ Da Del Giudice a Saint-Exupéry: ogni scrittore è anche un "viaggiatore"

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Antoine de Saint-Exupéry (Immagine d'archivio)  Antoine de Saint-Exupéry (Immagine d'archivio)

Vi è perciò una sorta di “mistero”, sostiene Del Giudice, che viene lumeggiato nell’atto stesso del narrare. Un mistero che non è mai possibile svelare del tutto, ma di cui la scrittura è rappresentazione. “In questa luce” troviamo quindi una buona dose di semioscurità, equivalente alla consapevolezza postmoderna di non poter mai chiarire/esaurire completamente e una volta per tutto questo o quell’aspetto del mondo o della vita. In detto ambito o disposizione umbratile sta la coscienza dell’instabilità e del mutamento a cui ogni cosa, situazione o persona è costretta. In questo modo di porsi sta infine l’attitudine ad accogliere ciò che appare diverso, conflittuale, altro da sé.

La carta geografica allora è l’immagine più felice dello strano oggetto astratto costituito dal racconto. E il viaggio migliore resta quello della mente, che supera la velocità della luce. Non a caso il cielo della letteratura antica è attraversato da oggetti e creature volanti − ci ricorda l’autore − ben prima che esistessero aerei o mongolfiere. Resta che il volo reale ha un vantaggio, consentendo non solo di raggiungere in fretta mete remote (viaggiare attraverso tutto il pianeta è stato fatto in lungo e in largo dagli umani ben prima dei fratelli Wright), ma in quanto “volare significa vivere la carta geografica”, farla propria e calarsi all’interno di essa “come in una narrazione”. Essendo la visione del pilota di un velivolo una vision oblique, una “visione prospettica che ci mette in una relazione dinamica con ciò verso cui voliamo”. Quello da cui invece bisogna guardarsi è l’illusione/presunzione di potere, staccando l’ombra da terra – per dirla con un fortunato titolo di Del Giudice −, prendere le distanze da una terrestrità dalla quale mai è invece possibile/auspicabile separarci del tutto.

Ben lo sapeva uno scrittore-pilota come Saint-Exupéry, che pur nei più arditi e fantasiosi voli della propria surreale espressività sempre di sentimenti ed emozioni umanissime e terrene trattò nei suoi libri. Per fortuna la svista di uno scrittore è assai diversa da quella di un pilota. Quest’ultimo, se sbaglia può far finire il suo volo in catastrofe, mentre la maldestra stesura di un romanzo può scatenare, al massimo, una “leggera, fugace ilarità”.  

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