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IL CASO/ Quante (cattive) utopie nascoste nel "trucco" della politica in streaming

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La seconda forma di fiducia che viene meno è quella dell’informazione come “quarto potere”, capace di esercitare la funzione di “cane da guardia” della politica e dei suoi processi in nome del (cittadino) lettore o spettatore.

Il background culturale che enfatizza il ruolo della diretta streaming, ossia di una presunta trasparenza dei processi della politica, vede queste due mediazioni come una stortura. L’argomento implicito è più o meno il seguente: poiché il personale politico tradizionale e gli organi di informazione hanno abusato del loro ruolo, chiudendosi in caste a difesa dei propri interessi, l’unica via d’uscita è la loro sostituzione con una nuova cittadinanza “direttamente implicata nelle decisioni”, soprattutto attraverso la nuova risorsa del web 2.0. 

L’argomento è contestabile per diverse ragioni. In primo luogo la crisi del giornalismo non dimostra affatto che l’abolizione della professione giornalistica (e la sua sostituzione con forme di giornalismo amatoriale dal basso) sia la soluzione. Sembrerebbe più ovvio pensare ad azioni capaci di riportare questa essenziale componente dei processi democratici a esercitare una informazione competente e accurata. 

In secondo luogo, il rifiuto tout-court della mediazione politica dei partiti non sembra la soluzione adatta alla crisi della democrazia: la presenza di alcune figure incompetenti e qualche volta criminali tra i politici di professione non significa affatto che tutta la rappresentanza politica debba essere solo di quel tipo. E d’altronde, il cittadino che si assume il compito di controllare ciò che i politici dicono, decidono e fanno (in funzione della rappresentanza per cui sono stati votati), ha sempre le competenze e la maturità per poter esercitare una funzione così delicata, che le Costituzioni democratiche assegnano all’equilibrio tra i poteri?

Al fondo del background culturale che esalta il valore della diretta streaming per la politica c’è dunque il riemergere di una concezione di democrazia diretta come unica panacea alla crisi sociale e istituzionale. E qui emerge l’utopismo della speranza che il cittadino in quanto tale sia meglio sempre e comunque di chi lo governa; che le scelte politiche siano semplici e non richiedano formazione specifica; che chi ha la possibilità (economica, culturale, tecnologica) di informarsi via web meriti di divenire una élite da nessuno nominata, cui spetterebbero i compiti che le istituzioni sono chiamate a svolgere nella democrazia rappresentativa.



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