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PAPA/ Barcellona: da laico, mi chiedo se la Chiesa è disposta a seguire Francesco

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Papa Francesco (InfoPhoto)  Papa Francesco (InfoPhoto)

Nell’America latina, invece, per misteriose ragioni forse anche legate a inevitabili mescolanze alle popolazioni indigene e per l’enorme presenza di foreste e pianure, di montagne e valli che sovrastano il territorio, si è sviluppata un’antropologia della relazione, una dimensione del gruppo sociale come costitutivo della convivenza e come luogo privilegiato per la formazione dello stesso individuo. Rispetto poi all’Occidente civilizzato che oggi vive in una sorta di irreligiosità naturale, nel popolo del continente latinoamericano è ancora diffuso un sentimento religioso della natura.

Papa Francesco nelle sue prime manifestazioni, almeno a quello che risulta guardando i filmati, è uscito dal tempio ed è entrato tra la folla cercando proprio un contatto fisico con le persone che non ha precedenti. Nei suoi discorsi l’insistenza sulla custodia del creato e sulla tenerezza verso il mondo suona già come una discontinuità rispetto a tutte le nostre elucubrazioni teoriche sul surriscaldamento della terra e sulla possibile svolta ecologica dell’economia. Custodire il creato è un’espressione che ti fa sentire immerso in una specie di sentimento oceanico dove ti senti parte di ciò che devi custodire e non soltanto un padrone che amministra con più prudenza i propri beni.  Il riferimento alla povertà può essere inteso, come sta accadendo, come una sorta di ritorno alle correnti pauperistiche che hanno attraversato la Chiesa, ma proprio la scelta del nome Francesco dà alla rappresentazione dei poveri un’altra intonazione. Non si tratta di fare beneficienza e di esercitare più o meno gratuitamente la carità verso i malati e  i diseredati, ma al contrario assumere la loro condizione come il punto di partenza per vedere il mondo con altri occhi. 

Il povero, anche quando si trova nelle condizioni più drammatiche e nella mancanza di cibo e di cure,  incarna colui che non ha niente da difendere, che come scriveva Marx ha soltanto le catene che gli altri gli hanno imposto. Il povero è colui che non ha niente da difendere e perciò è in una condizione di apertura psicologica per accogliere. Il povero è il simbolo di una possibile società dell’accoglienza. La povertà non si deve compensare, ma condividere nello spirito della predicazione di Cristo che solo chi è capace di perdere la vita potrà salvarsi e ritrovarla. Si formeranno leggende e mitologie su questo papa e purtroppo il sistema mediatico ne farà occasione di dibattiti più o meno dotti fra credenti e non credenti. Ma se una volta tanto l’arroganza occidentale, nonostante la nostra miseria attuale, riuscirà a capire il messaggio che chiede una vera e propria conversione non sacramentale ma di vita pratica molte cose nuove potranno accadere. 

La prima cosa che mi auguro è che la conversione a un’altra visione del mondo tocchi dall’interno lo stesso mondo cattolico che a me personalmente appare assai lontano da ciò che l’imitazione di Cristo dovrebbe suggerire nello stile e nelle azioni. Papa Francesco ha regalato, se ho capito bene, un’immagine della Madonna dell’umiltà  al suo predecessore papa Ratzinger. L’umiltà non è l’ipocrita manifestazione dell’ossequio, ma il lasciare libero accesso all’amore che circola negli incontri fra uomini. Umiltà vuol dire disarmarsi dai propri paramenti, siano essi pure le toghe accademiche, per istituire una relazione laica con un’altra persona da cui si vuole essere amati. L’umiltà è una richiesta di amore. L’essere pronti ad aprirsi alla intimità e alla confidenza. Il dono di Francesco mi è sembrato molto simbolico sia perché chiama in  causa la presenza della donna nell’esperienza delle relazioni sia perché proprio la donna può introdurre in una nuova cultura la sensibilità necessaria per accogliere ogni piccolo d’uomo che viene su questa terra. 



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COMMENTI
04/04/2013 - Bravo (luisella martin)

Le sue belle parole mi hanno arricchito. Ho pensato: "Fino a che potrò trovare tanta rispondenza nelle parole di un altro, vuol dire che il mondo è bello". La Chiesa non è stata mai disposta a seguire Francesco, avrebbe dovuto seguire Gesù, ma si è spesso dimenticata di farlo. Del resto il cristianesimo non é una teoria filosofica fatta per le masse, ma un incontro personale offerto a tutti, uno alla volta, però. Abbiamo avuto una schiera di santi e martiri prima e dopo Francesco d'Assisi, ma a lui resta l'onore di aver detto che seguire il Vangelo è possibile a tutti e che la scelta della povertà è gioia, offerta, dono, non privazione. Papa Francesco è il Francesco d'Assisi di oggi, come tanti ve ne sono, ma posto in alto, perché tutti possiamo vedere l'origine della bellezza di sorella povertà!

 
04/04/2013 - All'Occidente ci pensa Lui (claudia mazzola)

Gesù ci ha detto: "Non abbiate paura, Io sono con voi fino alla fine del tempo".