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PAPA/ Barcellona: da laico, mi chiedo se la Chiesa è disposta a seguire Francesco

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Papa Francesco (InfoPhoto)  Papa Francesco (InfoPhoto)

Il rischio di trasformare l’elezione di papa Francesco in un evento di intrattenimento sotto la spinta delle grandi emozioni che ha suscitato e dei dettagli delle sue prime azioni che vengono persino morbosamente narrate nei rotocalchi è grande. Non intendo perciò seguire i commenti che si sono affollati sulle scene inaudite del papa bianco in mezzo alla gente, sulla continuità o discontinuità del papato come istituzione “impersonale”, sull’insistenza su alcune parole come “tenerezza” e “custodire”. Cercherò invece di tradurre in parole le risonanze interne che ho avvertito sin dal momento dell’elezione, cercando di entrare dentro la logica di un evento straordinario.

Mi ha colpito subito la frase, che cito a memoria: “mi hanno preso quasi alla fine del mondo”.  Potrebbe trattarsi di un lapsus, ma anche se così fosse le parole del Papa non si possono analizzare psicanaliticamente. La fine del mondo come vera e propria apocalisse che attraversa l’epoca che viviamo è diffusamente avvertita nei caratteri drammatici della crisi che l’Italia e l’intero mondo stanno subendo. Enorme diffusione della povertà anche nei paesi ricchi, disgregazione del tessuto sociale e persino delle forme di convivenza familiare, dissacrazione di ogni luogo e di ogni istituzione, senso di smarrimento e incomprensione di ciò che accade, caos politico e incombenza minacciosa di continui conflitti armati. Non siamo ancora consapevoli che tutti questi “segni dei tempi” stanno rendendo sempre più tangibile che davvero l’Occidente è arrivato al suo tramonto e che ci troviamo in una situazione di vero e proprio collasso di una civiltà.

 L’Europa non sa parlare più a se stessa e tantomeno riesce a comunicare con il resto del mondo gli antichi principi che ne hanno fatto un luogo privilegiato dello spirito nonostante le guerre e le tragedie umane immense come la shoah. Abbiamo costruito templi e castelli, palazzi di governo e piazze per l’agorà e adesso ci ritroviamo sommersi da moltitudini frettolose che riempiono ogni luogo di una falsa festosità. Come è stato scritto anche le nostre passioni sono diventate tristi e ciò che l’uomo occidentale non riesce più a rappresentarsi è proprio quella letizia di cui parlava Francesco nella inaudita rappresentazione dell’intreccio tra gioia e dolore. Per questo la prima ragione per la quale ho sentito una’immediata attrazione per papa Francesco è stata quell’espressione di venire dalla fine del mondo e l’ho intesa come: vengo nell’Occidente europeo a iniziare una storia che comincia da “un altro mondo”. 

Il mondo dell’America latina, che è stato per la rappresentazione occidentale un luogo di colonizzazione, sottosviluppo, dittature, è in realtà irriducibile all’Occidente e non già per questi fenomeni di superficie certamente rilevanti ma perché esprime nella vita delle popolazioni una “antropologia” assai diversa da quelle occidentali. Intendendo per antropologia ciò che gli uomini di un gruppo sociale pensano di se stessi non c’è dubbio che l’Occidente ha inventato l’Io e il “soggetto proprietario dell’oggetto-natura” che dopo la cacciata dal paradiso si è posto come il re del mondo, signore e padrone di tutte le cose che si trova di fronte, dalla terra  agli animali, alle persone. La declinazione dell’esperienza che ciascuno fa anche delle relazioni più intime prende le mosse sempre dall’Io che si propone come il protagonista assoluto della propria vita. Anche quando si parla delle cose più intime, dell’amore e dell’amicizia è sempre l’Io che compie il primo passo e stabilisce le forme e i modi del rapporto con l’altro, che in realtà è sempre un alter ego. 



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COMMENTI
04/04/2013 - Bravo (luisella martin)

Le sue belle parole mi hanno arricchito. Ho pensato: "Fino a che potrò trovare tanta rispondenza nelle parole di un altro, vuol dire che il mondo è bello". La Chiesa non è stata mai disposta a seguire Francesco, avrebbe dovuto seguire Gesù, ma si è spesso dimenticata di farlo. Del resto il cristianesimo non é una teoria filosofica fatta per le masse, ma un incontro personale offerto a tutti, uno alla volta, però. Abbiamo avuto una schiera di santi e martiri prima e dopo Francesco d'Assisi, ma a lui resta l'onore di aver detto che seguire il Vangelo è possibile a tutti e che la scelta della povertà è gioia, offerta, dono, non privazione. Papa Francesco è il Francesco d'Assisi di oggi, come tanti ve ne sono, ma posto in alto, perché tutti possiamo vedere l'origine della bellezza di sorella povertà!

 
04/04/2013 - All'Occidente ci pensa Lui (claudia mazzola)

Gesù ci ha detto: "Non abbiate paura, Io sono con voi fino alla fine del tempo".