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IDEE/ Cosa può dare alla stanca Europa il "nuovo realismo" di Francesco?

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Papa Francesco (InfoPhoto)  Papa Francesco (InfoPhoto)

Ma la forma delle Chiese barocche italiane dovette, a un certo punto, essere ripetuta nel Sudamerica affinché quei popoli potessero conservare la fede in Cristo. In Argentina, è la forte presenza di italiani a rendere la parlata spagnola a noi più comprensibile rispetto a quella degli altri popoli ispano-americani e anche degli stessi spagnoli. Eppure quella gente non è come noi, perché vive un Occidente diverso dal nostro, un mondo che può essere nuovo in quanto frutto di un distacco dalle proprie radici che noi non riusciamo a capire per non averlo vissuto. 

Se, come ha spiegato il papa stesso al primo Angelus di domenica 17 marzo, il senso del chiamarsi Francesco dice anche di un legame con l’Italia dove sono le radici della sua famiglia, anche con la sua storia personale forse il nuovo Papa sarà capace di far riscoprire a noi stessi quegli europei che avremmo potuto essere e non siamo, a causa di un errore della ragione che non può venire imputato ad altri che a noi stessi.

Quella di papa Bergoglio è una novità che, per aver superato il crinale dell’Europa, salva la nostra storia e dà un senso alla tradizione nel suo significato di rendere disponibile qualcosa per il futuro. A differenza di quanto succede in Oriente con il capitalismo selvaggio cinese, tale novità non deriva da un impazzimento delirante della ragione strumentale e tecnicista e vive, invece, dell’eco di un contesto ancora tardo-medioevale, dove cattedrale e palazzo del governo si guardano ai bordi di una stessa piazza e un Arcivescovo può spostarsi da solo in metropolitana e vivere in un comune appartamento.

C’è un realismo in tutto ciò, certo, ma mi permetto di dire che non è lo stesso realismo al quale è arrivata la cattolicità europea, in quanto mi sembra muoversi secondo un passo che, nel bene e nel male, si rapporta alla propria radice europea inevitabilmente ed esclusivamente in termini di nostalgia e che quindi, ultimamente, non riesce a non percepirsi come, in buona parte, estraneo a quella radice. L’amicizia personale (lo abbiamo visto alla Messa di inizio Pontificato) che papa Bergoglio dimostra nei confronti di alcune singole persone appartenenti alle classi più umili di Buenos Aires è la prova di questo nuovo passo. Esso intende la civiltà in un modo che rompe completamente alcuni importanti schematismi della razionalità europea, orientati all’astrazione e all’ideologia, e porta a non immaginare che possa nascere una lotta tra conservatorismo e progressismo: a Buenos Aires, essere Vescovo conservatore in polemica contro il governo che legalizza i matrimoni gay significa vivere come un proletario qualsiasi ed essere amico di gente povera.



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