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LETTURE/ Levinas: perché in prigione il pensiero nasce libero?

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Emmanuel Levinas (1906-1995) (http://levinas.nl)  Emmanuel Levinas (1906-1995) (http://levinas.nl)

Nella concretezza di un’esistenza che la prigionia riduce all’essenziale, nella privazione in cui povertà e fame negano qualunque possesso, qualunque “proprietà”, è possibile, per quanto paradossale possa sembrare, “imparare la libertà”. Una libertà che, scriverà Levinas molti anni dopo l’esperienza della prigionia, è “difficile”. Difficile perché non può essere separata dalla responsabilità, vale a dire dal riconoscimento di un primato dell’altro che non si aggiunge al “nostro” mondo (magari adeguandosi ad esso), ma è egli stesso un mondo, anzi, “il” mondo di cui dobbiamo farci carico.

In questo senso, allora, sono particolarmente significative le note che investono il lavoro della letteratura e della poesia: Ariosto, Dante, Proust, Bloy, Puškin, vengono interrogati da Levinas come voci di un linguaggio che, soprattutto grazie alla metafora, può parlare al di là delle rigidità e degli stretti confini di una “ordinarietà” che livella i molteplici piani della realtà e trasforma il mondo in uno spettacolo da guardare. L’uomo “insediato” si preoccupa essenzialmente della soddisfazione di bisogni da cui si fa rassicurare e che intende come il modo in cui può “conoscere se stesso”, come già recitava l’esortazione iscritta sul tempio dell’oracolo di Delfi, mentre Levinas, in un folgorante aforisma, scriverà “Ignora ‒ te stesso”. 

In questo rovesciamento, che forse condensa il senso ultimo della sua ricerca, colpisce non tanto il gioco retorico, quanto l’idea che il pensiero, la vita, il loro mobile intrecciarsi e rinviarsi, possano procedere non attraverso l’accumulo o il guadagno, ma grazie ad una spoliazione, una perdita, un “fare spazio” in cui l’umano scopre di essere non soltanto bisogno, ma Desiderio. Desiderio che permette all’umano di oltrepassarsi e che, come recitano le sempre incerte etimologie, proviene direttamente dagli astri, dalle stelle (sidera): il desiderio, dunque, come traccia dell’infinito, suo inestinguibile insinuarsi nelle parole e negli atti come ingiunzione a non rimanere sterilmente attaccati ad essi. 

Desiderio come “al di là”, “avvenire dell’avvenire” in cui le parole, seppure destinate a franare, lasciano balenare, per un impercettibile istante, quella “terra in cui non siamo stati” ma verso la quale, instancabilmente, ci muoviamo.


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I primi due volumi dell’opera inedita di Emmanuel Levinas “Quaderni di prigionia e altri saggi” (Bompiani 2011); “Parole e silenzio e altre conferenze inedite” (Bompiani 2012) saranno presentati, su iniziativa di Prologos, lunedì 8 aprile 2013, ore 16,30, presso ICLeS, via Settembrini, 17, Milano. Interverranno: Edoardo Ferrario (Università di Roma La Sapienza); Mario Vergani (Universià di Milano Bicocca), il curatore dell’edizione italiana Silvano Facioni (Università della Calabria).

 



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