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STORIA/ Da sant'Ignazio a papa Francesco, ecco chi sono i Gesuiti

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Jorge Mario Bergoglio è papa Francesco (InfoPhoto)  Jorge Mario Bergoglio è papa Francesco (InfoPhoto)

Uno delle esperienze missionarie che più mi ha impressionato è quella dei gesuiti nella bassa California nel secolo XVIII: un’evangelizzazione umanamente impossibile, difficile e con un finale negativo. La bassa California, divisa fra i due stati della Baja California e Baja California Sur, appartiene oggi al Messico. I primi conquistadores pensavano fosse un’isola e la chiamarono così da Califia, la mitica regina delle Amazzoni: la mitologia antica e i racconti della cavalleria medievale erano lo sfondo nella perlustrazione del nuovo continente.

La Corona castigliana se ne interessò, perché l’estremità meridionale della California costituiva la prima tappa del lungo tornaviaje del nao de China che da Manila, nelle Filippine, approdava infine ad Acapulco: si iniziò la conquista nel 1532, ma l’ingresso definitivo si realizzò solo nel 1697 e a spese dei Gesuiti.

Però come spiegare questo continuo intreccio fra conquista ed evangelizzazione nei domini castigliani? Il fondamento giuridico del dominio della Corona di Castiglia sulle Indie Occidentali (così si chiamavano le Americhe) si basava sulle cosiddette bolle alessandrine con cui papa Alessandro VI, nel 1493, aveva investito i Re cattolici delle terre scoperte e da scorpirsi chiedendo come contropartita l’evangelizzazione dei gentili. Ma, purtroppo, ogni tentativo di conquistare “l’isola” della California fallì; la terra era scarsamente abitata, desertica e inospitale, al punto che nel 1686, dopo l’ultimo fallimento in cui protagonista era stato il padre Eusebio Francesco Kino (il gesuita trentino, nato a Segno nel 1645), il re Carlo II sospese indefinitamente l’impresa.

Tuttavia il padre Kino non rinunciò al progetto. Ma perché intestardirsi per una terra inospitale, per occupare la quale nemmeno la Real Hacienda era più disposta a spendere un solo peso? Penso che qui si manifesti il profondo spirito missionario gesuita: proprio nelle terre dove la missione era finanziata dalla Corona e questa – nel caso particolare della California − vi aveva rinunciato, il gesuita non “mollava”, voleva andare fino in fondo. Ostinazione? Non è sufficiente nelle terre desolate, deve esserci per forza un’ideale più grande, un amore più grande! Penso che l’amore a Cristo e il fascino per la ricerca della verità che animava i Collegi gesuiti siano il vero motore di queste pazze imprese.

Ma chi andò in California non fu padre Kino, bensì il padre spagnolo-milanese Juan Marìa de Salvatierra y Visconti (1648-1717) che nel 1697 fondò la missione di Nuestra Señora de Loreto Conchò. Le missioni fondate dalla Compagnia furono 17: l’ultima, Santa Maria de los Angeles, nel 1767 (da non confondersi con la città di Los Angeles, che è una fondazione francescana dell’alta California).

Le missioni californiane, estremamente povere, non erano in grado di autofinanziarsi, perciò vi provvedevano da una parte le ricche missioni della Pimerìa Alta nell’odierno stato dell’Arizona (dove si trovava il padre Kino), perché i pima con l’aiuto dei gesuiti vi avevano sviluppato l’allevamento del bestiame; dall’altra il Fondo Piadoso de las Californias istituito col contributo di possidenti di Città del Messico, di Santiago de Queretaro e di Acapulco.

Chi erano gli abitanti della bassa California? Si trattava di cacciatori e collettori in una terra povera d’acqua e di risorse naturali, che vivevano in tribù isolate le une dalle altre e totalmente rispetto ai restanti indigeni dell’alta California o della contracosta del mar di Cortés (le coste degli attuali stati messicani di Sonora e Sinaloa sul golfo di California). Tuttavia si trovavano alcune nicchie con ecosistemi più favorevoli all’occupazione umana, di alcuni di questi si servirono i religiosi per le loro missioni.



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