BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Costantino tollerante? No, maestro di libertà

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

È qui che diventa prezioso il suddetto libro di Guidetti, che permette di cogliere la specificità dell’epoca in cui visse Costantino e di comprendere per così dire dall’interno le preoccupazioni ed il senso con cui il grande imperatore romano, che riunificò, manu militari,  Oriente ed Occidente dopo la crisi della Tetrarchia, diresse la complessa realtà sociale e religiosa dell’impero con abilità ed intelligenza fino alla morte.

È soprattutto sul confronto tra la politica religiosa costantiniana, la tradizione imperiale e la dinamica delle tre “grandi tradizioni religiose antiche, i cui fedeli vivevano frammisti tutt’attorno al  Mediterraneo, nelle città e nelle campagne dell’impero” (i pagani, gli ebrei e i cristiani) che il testo è illuminante; infatti abbandona l’idea che sia sufficiente spiegare i percorsi delle tre religioni secondo un paradigma “teologico-separatista”, basato sulla chiarificazione delle differenze dei principi e sull’illustrazione della dinamica oppositiva tra i diversi gruppi religiosi perché fondati su teologie inconciliabili.

Da buono storico invece Guidetti si interessa in primo luogo al vissuto degli uomini del periodo e presenta “la dinamica del nucleo proprio di ognuna delle fedi e della loro trasformazione nell’arco del secolo, nel confronto sempre serrato con un’azione politica e legislativa che si propose di governarle e definirle. Poiché i reciproci scambi furono molto fitti, più di quanto si ritiene normalmente, in ognuno dei capitoli si troveranno intrecciati anche dati relativi alle altre due  appartenenze religiose, come se ognuna si specchiasse nelle altre e proprio questo gioco di rifrazioni ne consentisse una migliore comprensione”.

Il presupposto di questa ricerca è poi il superamento dell’altro equivoco che grava ancor oggi sulla figura di Costantino, che non ha semplicemente affermato una generica tolleranza religiosa per tutte le fedi, ma ha introdotto (nel rescritto applicativo del cosiddetto Editto di Milano) il “germe” del principio della libertà religiosa perché “il diritto della divinità ad essere adorata come vuole fonda la libertà di tutti a praticare il proprio culto e la propria fede religiosa secondo coscienza” (Marta Sordi) (cfr. tutto il capitolo L’accordo di Milano e i sorprendenti sviluppi della scelta costantiniana).

Emerge poi bene che la svolta personale ed istituzionale operata da Costantino sul piano religioso innesca nello stesso imperatore un dinamismo operativo che spesso prenderà in contropiede la comunità cristiana.

Colui che si considera “il vescovo di quelli di fuori” si sente infatti chiamato a “governare” la religione cristiana, in particolare a comporre i contrasti reciproci tra le chiese e a garantire l’unità della fede (esemplare il ruolo svolto nella convocazione e “gestione” del concilio di Nicea), anche se giustamente Guidetti osserva che non si ritenne mai tanto al di sopra dei vescovi  da considerarli “semplici esecutori della propria volontà; la loro autorità era originaria, non dipendeva dal rapporto imperiale”.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >