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COSTANTINO/ La lezione di Ambrogio, la Croce, la politica

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Ciò, sottolinea Ambrogio, è merito particolare di Elena, sua madre, che – preoccupata per i pericoli cui il figlio andava incontro – cercò e trovò a Gerusalemme la Croce di Cristo, facendo forgiare i chiodi della Passione in un morso da cavallo e in una lamina incastonata in un elmo-diadema che mandò in dono al figlio. In questo modo, dalla Croce venne la redenzione degli imperatori, che si trovarono un esempio di esercizio del potere – quello di Cristo – coincidente con l’offerta della propria vita a servizio dei fratelli e all’esercizio della misericordia. 

Solo lasciandosi “frenare” e “istruire” dalla Croce di Cristo – afferma Ambrogio – chi governa può evitare di fare del proprio operato un irrazionale arbitrio che, mosso dalla brama del potere, cade inevitabilmente nella cieca passione; la storia ha infatti mostrato quanti imperatori si siano rivelati come “cavalli che nitriscono in preda alla libidine”, poiché non conoscevano – o non volevano riconoscere – Cristo. Come ha magistralmente dimostrato Marta Sordi – studiosa insigne di storia del Cristianesimo da pochi anni scomparsa – il significato del racconto del ritrovamento della Croce “è la redenzione dell’impero e degli imperatori. Il chiodo trasformato in corona diventa il chiodo dell’impero romano che regge l’intero mondo e non è insolentia, ma pietas”.

Pur condividendo pienamente questo giudizio, ritengo che si possa tentare di compiere un passo ulteriore nella comprensione del significato della figura di Costantino nel pensiero di Ambrogio. In lui, infatti, i temi della fede e della conversione non sono presenti unicamente in connessione con la tematica del potere imperiale, ma si estendono ad un ambito più ampio e capace di comprendere tutta la vita dell’uomo, offrendo una salvezza che non tralascia gli affetti familiari, fino a trovare il suo punto di approdo e compimento nel motivo dell’imitazione di Cristo. 

Ambrogio afferma infatti che Teodosio “sa di regnare, quando è nel regno del Signore Gesù e ne ammira il tempio”, e che “è davvero re” quando ritrova i figli, la moglie e il padre. Il ritrovamento della Croce da parte di Sant’Elena, poi, non ha come unico fine quello della salvezza dell’impero, ma diviene una sorta di “seconda risurrezione” di Cristo, intendendo con questa ardita espressione il fatto che nella vita dei Cristiani si riproponga la vita stessa di Cristo, rinvenibile in una rinnovata umanità ad imitazione della Sua. 

Quando parla di Cristo e della salvezza da Lui portata, dunque, Ambrogio non si limita mai a fredde considerazioni di tipo istituzionale, politico o moralistico, ma connota la salvezza di una tonalità sinceramente affettiva. Questo avviene tanto per Teodosio, come abbiamo detto, quanto per Costantino ed Elena, poiché è comunque l’ansia di una madre per la sorte del figlio ad essere indicata come causa prossima della ricerca delle reliquie della passione. Elena stessa viene detta “locandiera”, perché Ambrogio paragona il suo operato a quello dell’albergatore cui il Buon Samaritano affida l’uomo ferito dai briganti: una splendida immagine, questa, della Chiesa, preoccupata della salvezza non solo dell’impero romano, ma di tutta l’umanità.



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