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LETTURE/ L'ultima Susanna Tamaro: solo un incontro ci può salvare

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Susanna Tamaro (InfoPhoto)  Susanna Tamaro (InfoPhoto)

Nel frattempo la nostra Susanna cresce; così un po’ alla volta il suo scoramento saturnino si trasforma in sentimento compassionevole, e la sensibilità morbosa in empatia. Ma dovranno trascorrere anni, decenni prima di giungere alla consapevolezza che “la quotidianità nasconde tesori”. Prima vi sarà la passione giovanile per le scienze naturali − mineralogia, botanica e zoologia −; le innumerevoli letture, cui si alternano viaggi alla scoperta di ambienti o animali esotici. E prima ancora la faticosa comprensione che gli adulti (in primis i propri genitori) non sono eroi perfetti, ma uomini e donne vulnerabili e fallibili. Infine l’accostamento a una religiosità profonda, quasi mistica, segnata dalla meditazione su libri ascetici che invitano, seguendo il monito del nada di San Giovanni della Croce, a “Non attaccarsi a nulla./ Non desiderare nulla./ Non attendersi nulla./ Sapere di essere nulla”. Per giungere a capire che tentar di proteggersi richiudendosi all’interno della propria monade egocentrica serve a ben poco, in quanto è semmai “la misteriosa e gratuita dinamica dell’incontro” a salvarci.

Da ultimo − dopo un periodo trascorso a Roma, dove la giovane si diplomerà in regia − l’incontro con la poesia (Villon, Baudelaire, Rimbaud) e la prosa, le prime prove di scrittura e la presa d’atto di una vocazione all’utilizzo della parola quale espressività artistica privilegiata. È il ritorno a Trieste, città che fra gli altri grandi ospitò Rilke, Joyce e Svevo (zio dell’autrice), presso cui la protagonista impara a sostare con più leggerezza, guardando alle cose attraverso una salutare ironia, mai disgiunta dall’autenticità anche piuttosto scabra del dire. Così il testo si chiude con delle inedite considerazioni di Susanna Tamaro sulla scrittura, peraltro assai condivisibili: “Tutti i miei libri attraversano l’oscurità, non per il compiacimento di farlo, ma per scoprire il punto in cui, a un tratto, il buio misteriosamente si può trasformare in luce”.



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