BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCRUTON/ Perché sciupiamo la bellezza?

Pubblicazione:

Roger Scruton (InfoPhoto)  Roger Scruton (InfoPhoto)

En passant, Scruton non risparmia una stoccata alla moda contemporanea della tecnologia dell’informazione, che avrebbe aumentato il sapere umano in ampiezza e accessibilità: «Semmai Internet ha dimostrato che la tecnologia dell’informazione è molto più efficace a diffondere ignoranza che a promuovere la scienza», aumentando a dismisura il “rumore”, da non confondere con il sapere, un tempo «estratto dai libri con sforzo e acquisito nel silenzio – perché il rumore con cui era in competizione veniva accuratamente filtrato dalle istituzioni educative incaricate di fornire un comune sistema di riferimento a coloro che le frequentavano».

Nell’ottica di Roger Scruton la cultura del ripudio va di pari passo con una sorta di “relativismo assolutista”, che dalle accademie tracima nei mezzi di informazione di massa fino a permeare di sé la società contemporanea: un concetto, insomma, che richiama da vicino la “dittatura del relativismo” denunciata a suo tempo da Benedetto XVI. In un saggio significativamente intitolato Impious Europe, il filosofo inglese osserva come l’esito del relativismo contemporaneo sia una nuova forma di dogma, tesa ad annichilire qualunque tipo di dissenso, soprattutto se motivato a partire da posizioni legate alla cultura cristiana. Affermazioni in controtendenza rispetto al nichilismo dominante vengono considerate impresentabili senza bisogno di discussione, ma solo perché inaccettabili, eretiche, rispetto al dogma relativista, che finisce per assumere connotati pseudo-religiosi. 

Tra le conseguenze più evidenti e sciagurate del dogmatismo progressista vi è la “fuga dalla bellezza”, un ulteriore tema cardine della visione di Scruton, al quale è dedicato un altro dei suoi libri di recente edito in lingua italiana (La bellezza. Ragione ed esperienza estetica, Vita e Pensiero, 2011). Poiché «l’esperienza della bellezza ci spinge anche ad andare al di là di questo mondo, in un “regno di fini” in cui il nostro desiderio ardente di immortalità e di perfezione trova finalmente una risposta», essa diventa intollerabile per la cultura postmoderna, protesa in campo artistico verso un’originalità che diviene compiaciuta dissacrazione. Purtroppo le testimonianze di ciò si sprecano, anche, spiace dirlo, nel campo dell’arte a soggetto religioso (parlare di arte sacra a questo proposito sarebbe fuori luogo), che tante volte sembra iconoclasta e non meno nichilista di quella profana.

     Scruton porta l’esempio di una rappresentazione berlinese de Il ratto dal serraglio nella quale la meravigliosa musica di Mozart strideva con una regia dai toni volutamente postribolari e grotteschi. A chi tra gli amanti dell’opera non è capitato di assistere a qualcosa di simile? «Ci troviamo davanti al desiderio di sciupare la bellezza, con atti di iconoclastia estetica»; dal momento che l’esperienza della bellezza è intimamente legata a quella del sacro, la sua profanazione si rende indispensabile. Tuttavia – ricorda Scruton in conclusione dell’articolo On defending Beauty – non è possibile umiliare la bellezza senza perdere di vista il senso della vita.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >